Piangersi addosso: la situazione in Italia è sempre grave (mai seria)

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Un costume tutto italiano è quello di guardarsi indietro nel tempo e di affermare, oggi, quanto si stesse bene ieri. Tutto ciò avviene per giustificare razionalmente il piangersi addosso sulla disgrazia di turno. Una disgrazia dipinta sempre come fatale, definitiva. Ieri fu il Trattato di Maastricht, poi venne l'Euro, a seguire il Covid, ora la guerra e poi?
Qualche settimana fa, ad esempio, mi è capitato di ascoltare un famoso analista. Affermava che le imprese italiane avevano trionfato in globalizzazione: (1) inserendosi magnificamente nelle catene del valore globale, (2) sfruttando la loro straordinaria flessibilità per conquistare i clienti; (3) avendo fatto innovazioni tecnologiche, intelligenti e mirate.
Bene: in effetti, l'export è andato (e va ancora) a gonfie vele, macinando record su record: 500 miliardi nel 2020 che diventeranno probabilmente 540 nel 2022. Certo non poteva prevederlo quel tipo, che (ricordo bene) quando arrivò l'euro, disse: «poveri noi, l'Italia non può più svalutare la lira. Le nostre imprese non saranno capaci di vendere nulla». Oggi la disgrazia di turno si chiama inflazione. Persone come quel signore lì sostengono, con tono di voce grave assai, che sia già fuori controllo e che, unita alla bassa crescita italiana, alla denatalità, alla guerra, bla bla, inferirà ferite mortali all'economia italiana.
La storia insegna che in Italia la situazione è sempre grave (mai seria, però).


Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Giugno 2022, 14:29
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