Aridatece Disney

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di Alberto Mattiacci

Una notizia di qualche giorno fa. Disney chiude tutti i propri Store in giro per il mondo. Per l'Italia, questo significa circa 230 famiglie cui viene a mancare un reddito. Il licenziamento è sempre un fatto negativo: traumatico e problematico per chi lo subisce, doloroso per chi lo decide e mette in opera. Ma questa storia dei Disney Store ha una punta d'acido in più, che infastidisce. Disney, infatti, significa famiglia. Vuol dire dei papà, delle mamme e bambini/e.


Tre anni fa, Disney piomba in Italia con il sorriso sulle labbra e una nuova piattaforma informatica che, per una manciata di euro al mese, consente: agli adulti, di rivedersi bambini -da Robin Hood a Toy Story, fino all'intera saga Star Wars; ai piccini, di condividere queste emozioni coi genitori e di farle proprie.

 


Non parliamo, insomma, di un brand come gli altri ma di qualcosa che ha definito e occupato un preciso spazio emotivo, fatto di valori e sentimenti positivi. Per decenni. Per generazioni. Le persone che guidano Disney ne sono consapevoli. Nel marketing si chiama posizionamento: hai un'identità precisa, la dimostri con ogni tua azione -dai prodotti che fai al come li vendi, fino a come tratti clienti e dipendenti.

 


Però c'è la Borsa. Lì a Wall Street. E quel mostro lì dice che se non macini profitti -e a ritmi intensi- in ogni cosa che fai, non va bene. Così Topolino diventa Gambadilegno e per seguire Rockerduck, spegne il lavoro di qualche centinaio di famiglie. Aridatece Walt.

 

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Alberto Mattiacci. Romano, sposato e padre di due figli. Maturità classica, laurea con lode in Economia e Commercio in Sapienza, PhD, è professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese alla Sapienza e in Luiss Business School. Studia la società e l’economia, con particolare attenzione ai cambiamenti e all’innovazione. www.albertomattiacci.it


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16 Giugno 2021, 16:45
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