Cos'è e come funziona il "cash back": se il contante non paga più

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di Alberto Mattiacci

Il cash back è l'ultimo grido in fatto di lotta all'evasione fiscale, in particolare quella effettuata dai venditori (commercianti, artigiani, ecc.) sull'IVA. Cash back significa contanti indietro. È una formula di promozione commerciale che esiste da anni. Viene dagli USA ed è molto usata, pare, nel mercato dell'auto: compri un certo modello e, alla cassa, ti ridanno indietro, subito, il 5% del suo prezzo.
Nell'Anno del Signore 2020 il cash back è entrato anche in politica economica. Il concetto si basa su un semplice assunto teorico: le persone sono razionali. In quanto tali, basano i loro comportamenti su calcoli di convenienza. Agiscono, perciò, nel modo che sembri offrire loro il beneficio maggiore.
Ne consegue che lo Stato può orientare i comportamenti. Se voglio che fumino meno, disincentivo le persone, aumentando molto il prezzo delle sigarette. Se desidero che paghino con plastic money (denaro plastico: bancomat e carte credito, cioè), riconosco un premio a chi lo fa. Il cash back fiscale è, appunto, un premio: se paghi con plastica, lo Stato mette da parte il 10% del valore dell'acquisto, per poi ridartelo, a fine anno. Ci sono limiti e dettagli ma la sostanza è questa.
Per quale ragione il cash back dovrebbe ridurre quell'evasione che -le stime variano- sottrae ogni anno dai 100 ai 200 miliardi al PIL nazionale?
Essenzialmente perché i pagamenti con plastic money lasciano traccia informatica (dati): per il venditore è quindi più difficile nasconderli al fisco.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 14 Ottobre 2020, 08:22
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