Il secolo di Alibaba e quella donazione da 15 miliardi di dollari

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di Alberto Mattiacci

La storia di Ali Babà è nota: un povero taglialegna diviene ricchissimo grazie alla scoperta di una grotta piena di tesori, che si apre dicendo: Apriti Sesamo.
Nella vita reale Alibaba è una compagnia multinazionale cinese, fondata da un certo Jack Ma, nel 1998: quasi un quarto di secolo fa, quindi, a dimostrazione che nessun successo, in economia, matura in un attimo.
Jack, come Alibaba, scopre una formula magica e una grotta: la prima è una piattaforma di facile accesso per fare acquisti; la seconda, la Cina, la sua popolazione e soprattutto, il suo progressivo arricchimento, che, di questi tempi, significa shopping online.
I numeri di Alibaba (come quasi ogni cosa che riguarda l'economia cinese), sono impressionanti: si misurano tutti in miliardi di dollari. Anche la beneficienza.
Alibaba, infatti, ha appena annunciato investimenti per 15 miliardi di dollari. Per cosa? Per la prosperità comune.
Morale, anzi morali.
Uno: se avete dubbi che il XXI secolo sia quello asiatico, pensate che questa donazione di una (una!) impresa privata equivale quasi alla manovra di bilancio annuale di uno Stato europeo.
Due: nel XXI secolo uno dei compiti dello Stato sarà governare l'enorme disparità di ricchezza esistente. La digitalizzazione, infatti, crea enormi concentrazioni di denaro (spesso esentasse) in pochi soggetti.
La Cina traccia una via: il suo Presidente decide che Alibaba debba restituire dei soldi per ridurre quella disparità.

 

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Romano, sposato e padre di due figli. Maturità classica, laurea con lode in Economia e Commercio in Sapienza, PhD, professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese alla Sapienza e in Luiss Business School. Studia la società e l'economia, con particolare attenzione ai cambiamenti e all'innovazione. www.alberto mattiacci.it


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 8 Settembre 2021, 18:12
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