La svolta (a metà) di Papa Francesco, donne sull'altare ma senza dire messa

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di Franca Giansoldati

CITTÀ DEL VATICANO Sicuramente resteranno deluse tutte quelle teologhe tedesche, americane, austriache e francesi e sono tante che da anni si battono per l'uguaglianza nella Chiesa. Con l'eliminazione di una singola parola, «viri», uomini, Papa Francesco ha modificato il diritto canonico e istituzionalizzato la presenza femminile durante le celebrazioni per proclamare le Sacre scritture o per dare la comunione di fedeli. Certamente un passo in avanti anche se alle donne resta ancora precluso il diaconato così come l'ordinazione sacerdotale, benché da ora in poi potranno aiutare i sacerdoti all'altare nel servizio dell'accolitato e del lettorato.

Con un Motu Proprio firmato agli inizi dell'anno, Papa Bergoglio ha cambiato il comma di un canone aggiornandolo alla realtà, cioè a quello che già avviene in tutte le diocesi e le parrocchie del mondo dove all'ambone, durante i riti, si alternano senza problemi uomini e donne per leggere le Scritture, ad eccezione del Vangelo la cui proclamazione resta di stretto appannaggio maschile poiché collegata con il ministero sacerdotale e la consacrazione.

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Gia durante il pontificato di san Giovanni Paolo II, il Pontificio Consiglio per l'interpretazione dei Testi Legislativi, rispondendo a un quesito giuridico aveva precisato che tra le funzioni che i laici (uomini e donne) possono assumere vi e anche il servizio all'altare. SPINTE Piu recentemente e stata modificata anche la struttura del rito pasquale del Giovedì Santo con la possibilità della lavanda dei piedi allargata alle donne e non solo agli uomini, come per esempio ha fatto Papa Francesco agli inizi del suo pontificato quando ha ufficializzato a Roma quello che già faceva a Buenos Aires. Le immagini di lui vestito di bianco e chinato davanti ad una giovanissima detenuta di fede musulmana nel carcere di Casal del Marmo, poco prima della Pasqua del 2013, hanno fatto il giro del mondo e resteranno nella storia. La nuova formulazione recita: «I laici che abbiano l'eta e le doti determinate con decreto della Conferenza Episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti».

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Resta però chiaro il divieto alla consacrazione sacerdotale. Un ostacolo insormontabile. Papa Francesco, esattamente come i suoi predecessori, ha detto no a questa svolta nonostante sia sempre più crescente la richiesta di aperture da parte del mondo cattolico del Nord. Solo negli ultimi mesi in Germania è stato aperto un processo riformista che tende a rivedere l'impostazione discriminatoria della Chiesa nella gestione del potere. Ai comitati femminili si sono aggiunti anche sacerdoti e vescovi a chiedere spiragli per una reale parità. C'è stato persino l'ex presidente federale tedesco, Christian Wulff cattolico che in una intervista ha affermato che sarebbe pronto a dare il benvenuto a una papessa, «una donna a capo della Chiesa cattolica». Al di là di tutto la novità introdotta dal Papa con il Motu Proprio viene letta in modo contraddittorio. Se per la professoressa americana Phillys Zagano si tratta del primo riconoscimento ufficiale perle donne, per la professoressa Lucetta Scaraffia è una delusione. «Nessuna donna può gioire di questo Motu proprio. In questo modo di fatto si è chiusa la questione del diaconato: l'unica vera richiesta che le donne avevano fatto durante i sinodi. In pratica è stato concesso alle donne il lettorato e l'accolitato che sono due ministeri che le donne fanno dal Concilio Vaticano II».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 13 Gennaio 2021, 07:36
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