Luca Serianni, linguista e filologo: «Terrapiattismo? È l'effetto dei social»

Luca Serianni, linguista e filologo: «Terrapiattismo? È l'effetto dei social»

Luca Serianni, linguista e filologo italiano tra gli autori del dizionario Devoto Oli, in che modo viene scelto un vocabolo da inserire nel vocabolario italiano?
«L'inserimento dei neologismi è legato alla sensazione della lingua, i redattori del vocabolario colgono quelli che sembrano avere maggiore vitalità, maggiore spazio nell'uso comune. E non è detto che questa vitalità venga poi confermata nel corso degli anni».

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In che senso?
«Negli anni a venire si vede poi se una parola resta nell'uso comune, spesso quelle di ambito scientifico o economico vengono confermate. Un termine come plastisfera, che sta a indicare un accumulo di plastica sugli oceani, si lega al problema ambientale e probabilmente sarà destinato a imporsi nei prossimi anni».

Alcuni neologismi quindi potrebbero sparire?
«Certo. Ogni volta si fa il calcolo del dare e avere: c'è anche chi esce. I neologismi infatti si trovano nella versione digitale del vocabolario, che conta 100 mila voci, e non in quella cartacea che ne ha 75mila, altrimenti peserebbe troppo. Si tratta di parole in quarantena per vedere se poi attecchiscono veramente. Molte sono legate al momento attuale».

Ad esempio?
«Il termine terrapiattismo, che porta in sé una venatura critica, nasce proprio in regime di social network per la facilità che tutti hanno di lasciare impressioni infondate. Mi spiego meglio: c'è chi sostiene che la terra è piatta, così come ci sono altri che sostengono tante altre stranezze. Questo accade perché sui social non c'è un filtro di controllo, come avviene per la carta stampata, ed è un segno dei nostri tempi. Con il termine terrapiattismo si indica l'atteggiamento di credere a qualunque fandonia».

C'è quindi da augurarsi che la parola sparisca?
«Speriamo che sparisca il fenomeno innanzitutto, poi sparirà anche la parola dall'uso comune».

Una parola dalla radice volgare come figaggine è accettata?
«Le parole che circolano sono sempre corrette. Un termine molto comune nel linguaggio colloquiale, può piacere o no, fa parte del vocabolario. Sappiamo bene che il linguaggio pubblico è molto inquinato dal turpiloquio, anche con parolacce che non useremmo mai con persone con cui non siamo in confidenza».

Il dizionario non fornisce indicazioni su questo aspetto?
«Il dizionario è neutro, può indicare se il registro è colloquiale o regionale ma non dà giudizi. Certifica solo l'accettabilità grammaticale. Non ha una funzione educativa ma informativa».
Martedì 10 Settembre 2019, 05:01
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