Green pass, il Garante per la privacy: «Non postatelo sui social, è pericoloso». Ecco perché

Green pass, il Garante per la privacy: «Non postatelo sui social, è pericoloso». Ecco perché

In questi giorni a molti italiani è arrivato l’sms - o la notifica sulla app Io o Immuni - dell’arrivo del Green pass. E in tanti hanno gioiosamente condiviso la foto del certificato verde - che servirà a viaggiare in Europa, o ad accedere ad eventi come matrimoni e cerimonie e presto anche ad entrare in discoteca - sui propri profili social. Nulla di più pericoloso per la propria privacy, come sottolineato dal Garante per la protezione dei dati personali, che ha esortato gli utenti a non condividere il Qr-code.

 

Covid, l'Rt resta stabile a 0,69: cala ancora l'incidenza. «Focolai di Delta, serve alta copertura vaccinale»

 

In una nota, il Garante esorta i cittadini a «resistere alla tentazione di esibire il Green pass, limitandoci a condividere la notizia con il mondo senza mostrare il codice elettronico». Il codice infatti contiene «una miniera di dati personali invisibili a occhio nudo, ma leggibili da chiunque avesse voglia di farsi i fatti nostri», afferma Guido Scorsa, componente dell'Authority, che spiega che «il rischio è di lasciare in giro per il web una traccia dei propri dati sanitari, che potrebbe essere utilizzata per finalità malevole».

 

Ad esempio si «potrebbe facilitare anche la circolazione di certificati falsificati che metterebbero a rischio l'obiettivo della circolazione sicura, motivo principale per il quale il Green pass è stato creato». Inoltre «dai dati estrapolati dal green pass un datore di lavoro può desumere che un cittadino abbia patologie incompatibili con il vaccino o che sia contrario ad esso, e sulla base di queste informazioni negare un lavoro stagionale. O ancora, per truffe mirate o operazioni di profilazione commerciale».

 

Il Garante: «Green pass strumento indispensabile»

 

Intanto il Garante per la Protezione dei dati personali Pasquale Stanzione è stato intervistato dal direttore dell'Adnkronos Gian Marco Chiocci, nel corso di 'Link's Talk' alla Link University di Roma. «Quando parliamo del green pass dobbiamo inquadrare il problema in maniera più vasta, nel senso che il garante per la privacy, che io rappresento, cerca di coniugare delle esigenze individuali, vale a dire i diritti fondamentali, i dati sensibili, soprattutto quelli sanitari, con le esigenze collettive. E allora il green pass è uno strumento indispensabile», ha detto.

 

«Noi siamo favorevoli, non abbiamo mai contrastato la sua introduzione, il problema è vedere come atteggiarlo, in modo che non sia di aggravio alla persona e ai dati della persona. Il green pass deve essere una sorta di semaforo, un semaforo verde, che però non entra nella conoscenza della persona che deve essere controllata, vale a dire se è vaccinato o guarito»,  ha aggiunto il Garante per la Privacy. Un altro aspetto essenziale che riguarda il pass verde, chiarisce Stanzione, «attiene all'utilizzazione su base normativa nazionale, in modo tale che non possano essere le singole Regioni con le variazioni, e quindi le differenziazioni di trattamento, a prevedere un passaporto».

 

«C'è un problema di rispetto del principio di parità di trattamento, di uguaglianza tra le persone che circolano all'interno del territorio nazionale. Ecco perché l'intervento centrale dello Stato sul green pass è essenziale». Quanto al green pass europeo Stanzione sottolinea: «Il green pass europeo è stato approvato dal Parlamento europeo ed entra in vigore dal 1 luglio. Ci consente di spostarci nei vari paesi europei mentre quello italiano è invece intranazionale». Per andare nei paesi extra Ue, aggiunge, «si deve vedere quale normativa gli altri paesi impongono a riguardo perché possono non riconoscerlo e magari imporre delle quarantene». 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 25 Giugno 2021, 14:39
© RIPRODUZIONE RISERVATA