L'infettivologo Galli a Leggo: «Ho il reparto invaso dalle varianti, servono zone rosse mirate»
di Simona Romanò

L'infettivologo Galli a Leggo: «Ho il reparto invaso dalle varianti, servono zone rosse mirate»

Il virus rialza la testa per colpa delle varianti. Forse ancora l’Italia chiusa? Leggo ha chiesto il parere dell’infettivologo Massimo Galli, primario del Sacco e docente di malattie infettive all’Università di Milano.

 


Professore, la corsa del Covid 19 è ripartita?
«Da quando è iniziata la pandemia sono stato spesso accusato di essere pessimista, addirittura catastrofico. Invece, sono realista e faccio i conti con la realtà, che ci piaccia o no».

 


Dunque, cosa ci sta dicendo?
«Io sono preoccupato, perché ho già il reparto invaso dalle nuove varianti del Covid. La british variant, secondo un’indagine dell’Iss, rappresenta dal 18 al 20% dei ceppi virali in circolazione sul territorio italiano. Ora dobbiamo capire come evolverà la situazione: se dovesse prendere il sopravvento, tempo due settimane, e diventare dominante sarà un grosso guai per la rapidità e la capacità di diffusione. Come peraltro accaduto in Inghilterra o in Francia».

 


Siamo ancora sull’orlo del burrone?
«Calma. Non anticipiamo i tempi. È però spiacevole ammettere che la situazione è critica: il virus non si siede a nessun tavolo di trattativa, perché segue le sue regole e le sue modalità di diffusione. La british variant ha saltato il fosso ed è arrivata da noi: possiamo solo fronteggiarla. Di certo, la politica dei colori, finora utilizzata, non ha evitato la sua iniziale diffusione».

 


C’è bisogno di un lockdwon duro e puro?
«Un lockdown come quello di marzo, della durata di mesi, non sarebbe risolutivo e soprattutto non sarebbe sostenibile. Dobbiamo però essere pronti a chiusure chirurgiche: istituire mini zone rosse, mirate dove i focolai fanno più temere. All’occorrenza possono essere più restrittive di quelle attuali, con il blocco di più attività e, se indispensabile, anche delle scuole. Ogni situazione va valutata».

 


La Lombardia, ieri, ha “isolato” quattro Comuni. Cosa ne pensa?
«I dati non hanno permesso altre strade. Attenzione però: le sole restrizioni non portano da nessuna parte. Occorre parallelamente proseguire a tamburo battente con le vaccinazioni, dosi permettendo, ed estendere le procedure diagnostiche».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 17 Febbraio 2021, 08:17
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