Il Covid rialza la testa: l'occupazione dei reparti risale all'8% in 24 ore

Il Covid rialza la testa: l'occupazione dei reparti risale all'8% in 24 ore

di Mario Landi

Il Covid rialza la testa. È risalita all'8%, nell'arco di 24 ore in Italia, la percentuale di posti nei reparti ospedalieri di area non critica occupata da pazienti contagiati dal virus. Il valore era al 4% esattamente un anno fa. È stabile invece al 2% l'occupazione delle terapie intensive, sempre nell'arco di 24 ore (un anno fa era anch'essa al 4%). È quanto emerge dai dati dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) del 22 giugno 2022, pubblicati oggi.


Nel dettaglio, in 24 ore, la percentuale di posti nei reparti ospedalieri di area medica, o non critica, occupata da parte di pazienti con Covid-19 cresce in 5 regioni: Friuli Venezia Giulia (9%), Molise (6%), Sardegna (7%), Toscana (6%), Umbria (18%). Mentre è stabile in 16 regioni o province autonome. Nello stesso arco di tempo, l'occupazione dei posti nelle terapie intensive cresce in Abruzzo (al 2%), Lazio (6%), Liguria (10%), Sardegna (4%).


Sono 56.166 i nuovi contagi da Covid registrati nelle ultime 24 ore, secondo i dati del ministero della Salute, mercoledì erano stati 53.905. Le vittime sono invece 75, in aumento rispetto alle 50 di ieri. Sono stati eseguiti in tutto, tra antigenici e molecolari, 248.042 tamponi con il tasso di positività al 22,6%, in aumento rispetto al 21,8% di mercoledì.


Via libera intanto dall'Ema all'immissione in commercio del vaccino anti-Covid Valneva per l'uso nella vaccinazione primaria di persone dai 18 ai 50 anni. Secondo uno studio condotto dall'Imperial College di Londra e pubblicato su Lancet, la vaccinazione anti-Covid ha evitato, tra fine 2020 e tutto il 2021, circa 20 milioni di morti in tutto il mondo, riducendo di oltre la metà il potenziale bilancio di vittime della pandemia durante il primo anno di immunizzazioni.

 

I medici di famiglia: «Tre pazienti con sintomi su 10 rifiutano il tampone»


Almeno tre pazienti su 10 con sintomi si rifiuta di fare il tampone, ricorrendo al test fai-da-te, e questo esclude migliaia di potenziali positivi dai conteggi delle Asl. Lo rileva Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale: «Ormai ogni giorno, negli studi dei medici di famiglia, si discute con pazienti che hanno sintomi riconducibili al Covid, che chiedono terapie, ma si rifiutano di fare il tampone in farmacia, da noi o in strutture pubbliche per non dovere essere costretti all'isolamento in caso di positività».
      
 


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Ultimo aggiornamento: Venerdì 24 Giugno 2022, 07:35
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