Incentivi auto usate (ma ecologiche): il governo stanzia 40 milioni. Martedì prenotazioni on line

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di Giorgio Ursicino

Auto, anche gli esemplari usati meritano un “premio”. Da dopodomani martedì 28 settembre, alle ore 10, i dealer potranno accedere alla piattaforma del sito ecobonus e prenotare gli incentivi per acquistare pure una vettura di seconda mano. In tempi recenti è la prima volta che accade. Finora gli aiuti governativi, scattati per la transizione ecologica e, dopo, per uscire dalla crisi della pandemia, riguardavano esclusivamente i veicoli ancora da immatricolare. Questo nuovo “aiutino” del Palazzo arriva dopo le numerose sollecitazioni delle associazioni di settore sfiancate da una fase isterica.

Incentivi per le auto usate


Per far riprendere il mercato, infatti, gli “esperti” sostengono che bisogna allargare la base interessata altrimenti si incide su un perimetro troppo ristretto che fa poco sia per la sicurezza che per l’ecologia. Spingere solo le costose auto con la spina e poi qualche nuova con propulsore termico di piccola cilindrata non può bastare per risolve il problema di svecchiare il nostro vetusto parco circolate in un momento in cui le risorse piangone. L’obiettivo è una nicchia troppo piccola.


Ecco, quindi, l’attesa spinta per le vetture con la targa purché siano Euro 6, costose meno di 25 mila euro e accompagnate dalla rottamazione di un’auto con più di 10 anni intestata, da oltre 12 mesi, all’acquirente o un familiare convivente.



Come si può spingere un’auto “vecchia”? E l’ambiente? Questiaiuti non si chiamano ecobonus? Una corrente di pensiero, che in Italia è sicuramente maggioritaria fra gli operatori, sostiene, a ragione, che sostituire un esemplare di 15 anni con uno semi nuovo è un’opera “ambientale” perché riduce le emissioni di CO2 e, soprattutto, quelle delle sostanze più inquinanti decine di volte (in particolare il pm10 e gli ossidi di azoto). In pratica, molti automobilisti che guidano un vecchio modello non hanno il budget sufficiente per comprarne uno nuovo elettrificato.


Quindi l’usato “tecnologico” è sicuramente meglio dell’immobilismo. Allargando gli orizzonti il dibattito s’infiamma. La repentina svolta energetica sta travolgendo tutto e, in particolar modo all’estero, sostengono che non si può sostenere chi non è virtuoso altrimenti gli obiettivi ambiziosi della Commissione non si centrano. Un appello che negli ultimi giorni hanno fatto tutti i potenti della Terra, da Baiden a Draghi. Può sembrare strano, ma questa posizione è sostenuta, non solo dagli ecologisti, ma anche dai costruttori che se non sfornano numerosi veicoli a batterie sono chiamati tutti gli anni a pagare multe molto salate. Mettere in strada una vettura senza il recupero di energia vuol dire rallentare il processo virtuoso.


POSIZIONI CONTRASTANTI
Quale delle due posizioni meriti più rispetto è difficile da dire. Entrambe hanno motivazioni etiche, sociali e di salute. Una cosa è certa: sopratutto nel nostro continente, le case automobilistiche si stanno attrezzando per fare in fretta e non sarebbe da meravigliarsi se, fra qualche anno, una vettura termica Euro 7 costasse più di una “pari grado” elettrica. Per ora il settore e anche i consumatori ringraziano l’Esecutivo per gli ulteriori 40 milioni di euro stanziati per l’usato che si sommano a quelli per il nuovo delle fasce fra 0 e 60 g/km (i modelli ricaricabili) e quella fino a 135 g/km. La cifra messa a disposizione, oltre ai requisiti già descritti, riguarda l’acquisto di modelli Euro 6 con emissioni inferiori a 160 g/km. Gli ecobonus, anche in questo caso, sono divisi in tre fasce: 2 mila euro per chi acquista una vettura con emissioni di CO2 da 0 a 60 g/km (si tratta, in ogni caso, di un’auto con la spina), mille euro per quelle da 61 a 90 e 750 euro per quelle da 91 a 160. In attesa di risolvere il dilemma di cosa è meglio fare che, a livello continentale (le normative saranno impartite dall’UE) dipende anche dall’andamento economico dei vari paesi, una cosa è necessario affrontarla. Il mercato automotive è costoso e complesso, qualsiasi sia il tipo di ecobonus va fatto con un respiro leggermente più ampio e anche con un approccio più definito che indichi una direzione.


SERVE STABILITÀ
C’è il forte dubbio, infatti, (anzi quasi la certezza) che il singhiozzo con cui procedono le vendite sia dovuto all’incertezza. L’ultima cifra stanziata per le vetture ricaricabili, questo mese, è durata solo 2 giorni. I soldi spesi sono gli stessi, ma la situazione di precarietà non aiuta le vendite. Si ha l’impressione che, essendo finiti i bonus ne arrivano altri, magari più vantaggiosi. L’acquisto viene rimandato e gli operatori non possono pianificare. Non bastava già la crisi dei semiconduttori...
 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 27 Settembre 2021, 07:47
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