Hamilton il più veloce in Bahrain. La Mercedes sembra risorta, ma sul passo gara la Ferrari c'è

Hamilton il più veloce in Bahrain. La Mercedes sembra risorta, ma sul passo gara la Ferrari c'è

di Giorgio Ursicino

E se fosse vero? Certamente è presto per dirlo. Si tratta, però, pur sempre delle prove ufficiali del primo gran premio dell’anno che domani aprirà il Campionato Mondiale di Formula 1 a Manama, nel Golfo Persico. Non si può, quindi, giocare a cuor leggero a nascondino perché c’è poco tempo per apparecchiare la tavola in vista dell’apertura delle ostilità. La graduatoria dei tempi non si avvicina neanche lontanamente alla classifica finale sotto la bandiera a scacchi, ma inizia ad essere un indizio da non trascurare per vedere la gerarchia delle nuove monoposto, almeno su piste simili a Sakhir. Ieri, nelle prove serali, che si sono disputate più o meno alla stessa ora in cui andranno in onda oggi le qualifiche e domani la gara, si è presa la scena la Mercedes W15.

Il bolide nero e argento ha permesso ad Hamilton e Russell nell’ordine di guardare tutti dall’alto in basso. Il baronetto britannico ha rifilato oltre 2 decimi al connazionale che guida la sua stessa monoposto girando ad oltre 215 di media. Poi un pacchetto di mischia abbastanza attaccato fino al nono posto della Ferrari di Leclerc staccata di oltre 7 decimi. Si sono difesi bene soprattutto Alonso, Sainz e Piastri che hanno preceduto il cannibale Verstappen. Perez, con l’altra Red Bull, è ancora più indietro, alle spalle della seconda Rossa. Le Stelle di Stoccarda sono quelle che hanno migliorato di più rispetto ad un anno fa, abbassando i tempi di quasi 1,2 secondi, mentre la Ferrari si è fermata ieri alla metà (6 decimi) e la Red Bull solo 2 decimi.

Chi gongola senza esporsi, anche se nei giorni scorsi aveva dichiarato che la sua creatura in condizioni da gara è già seconda solo alla vettura campione, è James Allison. Il mago ex ferrarista, che ha firmato le ultime Frecce d’Argento vincenti, si era un po’ defilato qualche tempo fa, lasciando il ruolo di direttore tecnico a Mike Elliott. L’ingegnere inglese ha fallito il concetto della vettura nel nuovo ciclo ad “effetto suolo” costringendo Wolff a richiamare in servizio attivo James. Se la Mercedes andrà, per Elliot non sarà cambiato nulla: lui con il biennio da incubo non c’entra nulla, potrebbe ricominciare da dove aveva lasciato, con la sua squadra in grado di lottare per la vittoria. La W15 è stata molto rapida nel giro secco, ma è andata forte anche nella simulazione di gara, anche se un filo dietro a Max e più vicino a Ferrari, Aston Martin e McLaren, le cinque squadre che, come nel 2023, dovrebbero monopolizzare la prima metà della classifica.

Lewis, dall’alto della sua gigantesca esperienza, non si sbilancia di certo: «Siamo contenti, oggi è andata bene.

Siamo più vicini a Max in assetto da qualifica, mentre sul passo gara la RB è ancora davanti. C’è da lavorare, ma non ci tireremo indietro...». Alla Ferrari sono tranquilli ma, come sempre predica Vasseur, non bisogna esaltarsi, ma nemmeno abbattersi: «La SF-24 è senz’altro un passo avanti. Abbiamo corretto le carenze più evidenti della monoposto dell’anno scorso. L’auto è più facile da guidare, tratta meglio i pneumatici sulla distanza, è meno sensibile al vento. Dove siamo rispetto agli avversari lo vedremo in gara: qui due litri e mezzo di carburante nel serbatoio valgono un decimo...». Più garibaldino Leclerc, ma non si può convincere un ghepardo a fare il gattino: «Penso che lotteremo con i migliori, se non fosse così resterei sorpreso...».

Molto più complicata la situazione in casa dei campioni in carica. Sembrava tutto filare per il meglio, con Chris Horner scagionato ufficialmente dal team in seguito alla lunga indagine interna durata almeno due mesi e la nuova monoposto di Newey apparsa la più in palla nei test della scorsa settimana. Invece la giornata è stata caratterizzata dal nervosismo con Max sesto e Sergio decimo. Ma la tegola è arrivata durante la seconda sessione di prove libere. Un anonimo ha condiviso la chat del presunto scambio epistolare fra il team principal è la dipendente che lo aveva internamente denunciato per «comportamento inappropriato». Tutto sembrava chiarito, invece l’affaire si è di nuovo infiammato.

La procedura è senz’altro anomala, la comunicazione è stata inviata a un centinaio di giornalisti di F1. Bisogna vedere se è vera e, soprattutto, se lo fosse, sarebbe stata violata la privacy del team mettendo in grossa difficoltà tutte le persone coinvolte nell’indagine, sia gli inquirenti (un quotato avvocato) che i testimoni. La soffiata potrebbe essere partita dall’interno, a conferma che dopo la scomparsa del fondatore Dietrich Mateschitz sarebbe in atto una lotta dai lunghi coltelli. Dura anche la reazione della F1. Nel paddock gira la richiesta che serve spiegare meglio perché la questione è molto delicata e coinvolge l’immagine di tutto il Circus. Le ombre non possono non oscurare anche il lavoro della squadra in pista.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 1 Marzo 2024, 20:06
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