Ferrari, non c'è lite Binotto-Leclerc: Charles deve pensare a guidare e non occuparsi delle strategie della squadra

Ferrari, non c'è lite Binotto-Leclerc: Charles deve pensare a guidare e non occuparsi delle strategie della squadra

di Giorgio Ursicino

Binotto ha sculacciato Charles. Lo ha fatto con affetto, senza cattiveria. D’altronde, era rimasto seccato dalle uscite a caldo di Montecarlo e Baku che quasi aspettava il Predestinato al varco per anticipare il colpo e mettere i puntini sulle “i”. Il Principino ha un talento da vendere e un coraggio smisurato. Corre sempre con il cuore in mano. Probabilmente ancor più di Verstappen che è avanti nel processo di maturazione, nonostante abbia la stessa età. Quando si veste di rosso al monegasco si chiude la vena e butta in pista tutto se stesso. Senza calcoli e, forse, senza ragionare. Come si fa a non essere istintivamente attratti da un pilota del genere? A Silverstone ha ribaltato le leggi della F1. «In quel punto non si passa, perché provarci?», aveva tuonato lo scorso anno Chris Horner quando Hamilton mandò Max, prima contro una catasta di gomme e poi, all’ospedale.

Ebbene Charles, alla Copse in pieno, ha infilato, sfavorito di gomme, l’Imperatore Lewis che stava dando lezioni di guida a tutti nel giardino di casa. In alcuni passaggi l’amico del Principe è sublime, ricorda Gilles Villenueve, Ayrton Senna o quel leone istintivo di Nigel Mansell. Quindi, nella querelle del momento, gran parte dei tifosi è dalla parte di Leclerc: «È il più forte, su lui dobbiamo puntare se vogliamo vincere il Mondiale. Carlos gli deve dare sempre strada». Così la pensa probabilmente anche l’interessato che però è persona molto a modo, con un approccio molto diverso a freddo o a caldo. Quando scende dalla F1-75 dopo aver combattuto può azzannare chiunque gli capiti a tiro. Mattia Binotto, che è il direttore d’orchestra, probabilmente con la condivisione del presidente Elkann e del Ceo Vigna che ha affrontato la trasferta in suolo britannico, ha attuato una mossa programmata ed ha alzato le barricate attaccando. Una manovra che non è nel suo stile, ma che stava diventando indispensabile.

Ha affrontato Leclerc con la frusta in mano, con dei gesti fermi ed inequivocabili. Il pilota ha incassato l’imprevisto cazzotto e abbassato le penne: «Chi sono io per contestare la strategia della Ferrari?», ha dichiarato, forse ripetendo quello che gli aveva detto Mattia. Binotto, da parte sua, aveva la faccia furba di chi aveva recitato una scenetta preparata: «Ci ha ripreso la tv?», ha chiesto con l’aria soddisfatta, facendo vedere di essere caduto dal pero. Alla fine Charles è un ragazzo delizioso e la lavata di testa, peraltro attesa, ha velocizzato i tempi di smaltimento: è andato addirittura prima di Carlos a festeggiare l’interessato con la squadra. E ieri, il team principal è tornato sull’argomento, con parole al miele: «Capisco Charles, la sua delusione è anche la nostra, meritava senz’altro di vincere la gara, ma la nostra priorità è sempre il risultato di squadra».

Già, far funzionare un team di F1 è maledettamente difficile. Non si può fare improvvisando, ma rispettando un programma con un approccio pluriennale. In Ferrari sono convinti che il piano ci sia, bisogna lavorare su uomini e mezzi per creare una struttura in grado di rimanere ai vertici stabilmente e, quindi, in grado di aprire un ciclo. Binotto preferisce giocare ad una o a due punte? E chi lo sa? Non è affatto così chiaro. Una cosa è certa, da ferrarista vero (lavora a Maranello da 30 anni) conosce la filosofia del Drake: la Scuderia prima di tutti. E state certi che non derogherà a questo principio. Ma non è così facile trarre conclusioni. Con una sola punta è quasi impossibile vincere il Campionato Costruttori, a meno che non si abbia una macchina di un altro pianeta. E questo diventa sempre più improbabile.

Carlos lo scorso anno alla fine ha fatto meglio di Charles, quindi tanto paracarro non deve essere. Il target della dirigenza di Maranello sembra quello di avere un’ottima macchina e due piloti forti, per poter puntare nel medio termine ad entrambi i campionati. Ora che ha rotto il ghiaccio Sainz è atteso al varco, deve alzare il suo livello, ma sembra averne le possibilità. Il predestinato trabocca di aggressività, una dote fondamentale nel motorsport. Deve eliminare qualche piccolo errore ed imparare a non criticare mai la squadra a telecamere accese. Il resto verrà da solo perché è proprio bravo.

A proposito di fenomeni, George Russell, davanti ai tifosi di casa, per la prima volta quest’anno non è arrivato nei primi 5. Eppure, come ha dimostrato Hamilton, aveva la Mercedes per vincere. Cosa è successo? Apparentemente è stato coinvolto nell’incidente al via. Se invece di scendere dalla macchina, però, avesse tentato di raggiungere i box, forse poteva ripartire. Ma George non ci ha pensato due volte: è saltato come un gatto giù dalla sua Mercedes e, con le lunghe leve, è arrivato per primo sui rottami dell’Alfa Romeo per accertarsi che l’amico Zhou fosse vivo e stesse bene. Le regole sono regole: chi non rientra a bordo della propria monoposto, anche distrutta, non può ripartire.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 7 Luglio 2022, 10:37
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