Ferrari 296 GTS, la prima Rossa di serie a cielo aperto con il motore 6 cilindri
di Giorgio Ursicino

Ferrari 296 GTS, la prima Rossa di serie a cielo aperto con il motore 6 cilindri

Un’altra gemma. Che conquista l’eccellenza nel suo raffinato fortino. Ferrari 296 GTS, la versione aperta della “piccola” di Maranello che, cosa tutt’altro che trascurabile, esattamente come la berlinetta GTB, fa anche un importante passo avanti sulla strada dell’elettrificazione. Una pista che il Cavallino costellerà di successi perché l’orgoglio della Motor Valley ha già dipinto il suo futuro: un domani fatto di prestazioni estreme come sempre, ma anche di efficienza e rispetto ambientale, doti ottenute con un approccio tecnologico in grado come mai di fare la differenza. La GTS è il massimo da qualsiasi parte la si guardi. Ha un design bello da lasciare senza fiato. E nello stesso tempo funzionale, con un’aerodinamica che miscela perfettamente “carico” e “penetrazione”, due opposti che gli umani faticano a far coesistere. Esperienza e tradizione ereditate dalla Formula 1 e interpretate con sublime sapienza dal team diretto da Flavio Manzoni, ormai più un “artista” che uno stilista.

Non è facile far convivere una linea filante e un look che seduce con l’abilità di superare i 330 km/h con il vento che accarezza i capelli. Sarà il destino, però, la parte più seducente è l’inarrivabile meccanica dalla quale spicca un nuovissimo V6 che ha un sound in grado di ricordare i celebri 12 cilindri modenesi. Perché agitarsi tanto? In fondo una Ferrari ibrida già c’era, con mille cavalli sotto il cofano, sia in versione chiusa che aperta. Ma la 296 è un’altra cosa. La SF90, infatti, è quasi una “fuoriserie”, con prestazioni estreme ed un listino un po’ fuori dagli schemi. La “baby”, invece, diventa il modello principe della gamma di Maranello, la degnissima erede delle V8 sovralimentate che negli ultimi anni sono stati un po’ la porta d’ingresso nel dorato mondo del Cavallino.

La SF90 è stata un po’ l’ibridizzazione della 488 e delle sue eredi, il motore elettrico si aggiungeva pari pari all’esuberante V8 termico di quasi 4 litri di cilindrata. Quindi più potenza, ma anche più peso e costi. La 296 si presenta come un progetto tutto nuovo dove la cavalleria ad elettroni può essere bilanciata da un 6 cilindri più compatto e leggero che però non sfigura affatto dal punto di vista prestazionale. Gli ingegneri più competenti del pianeta sapevano benissimo che stavano facendo un grande passo perché nei 75 anni di storia dell’azienda non c’era mai stata una Rossa stradale con soli sei cilindri. I tempi cambiano, l’innovazione fa progressi enormi. Inoltre questa architettura ha dato soddisfazioni grandi alla Scuderia sulle piste di mezzo mondo. Aveva un V6 posteriore centrale (a 120°, esattamente come la 296) la 156 F1 che nel 1961 conquistò con l’americano Phil Hill e il tedesco Wolfgang von Trips i primi due posti nel Campionato Mondiale. Il nuovo cuore è un vero gioiello.

I 663 cavalli del 3 litri si sommano ai 167 cv e 315 Nm di coppia dell’unità silenziosa (il 20% in più rispetto alle applicazioni precedenti) per un totale di 830 cv e 740 Nm. Ma sono cavalli molto più pronti dei precedenti V8 perché alcuni sono ad elettroni, quindi immediatamente disponibili, mentre il termico ha turbocompressori più piccoli che reagiscono con più sprint alle sollecitazioni. La batteria al litio ad alto voltaggio, che garantisce un’autonomia zero emission di 25 km massimo a 135 km/h, ha una densità di 7,45 kWh. Il propulsore ha una potenza specifica di 221 cv/l, l’impianto di alimentazione è a 350 bar di pressione, i giri della turbina possono arrivare a 180 mila al minuto (tremila al secondo...).

La V di 120° rende il motore quasi piatto. Migliora la distribuzione dei pesi ed il baricentro, con la possibilità di piazzare l’impianto di sovralimentazione al centro rendendo i condotti più razionali e garantendo una gestione migliore delle temperature che possono sfiorare i mille gradi. La musica è fantastica, sia a tetto chiuso che aperto. La rigidezza della scocca torsionale e flessionale è stata implementata rispettivamente del 50% e dell’8% rispetto alle precedenti spider. Il passo è stato leggermente ridotto (di mezzo centimetro, a 2,60 metri) perché il V6 è più compatto e leggero (-30 kg). I cerchi ruota sono da 20 pollici (quelli anteriori larghi 9 i posteriori 11), i dischi dei freni in carbonio hanno un diametro che sfiora i 40 cm per uno spessore quasi di 4.

Il carico aerodinamico posteriore con il pacchetto Assetto Fiorano raggiunge i 350 kg a 250 km/h. Il rapporto peso-potenza è 1,86 kg/cv (1.540 kg il peso a secco della supercar), il cambio è ad 8 marce automatico-sequenziale tipo F1 con doppia frizione. Le prestazioni sono da sballo: 0-100 in 2,9”, 0-200 in 7,6”. Per fermarsi a 200 km/h servono poco più di 100 metri. Anche il glorioso “manettino” si evolve come è nella tradizione Ferrari. Solo 4 le posizioni previste: eDrive, Hybrid, Performance e Qualify, la scelta fra ambiente e prestazioni. Come tutte le Ferrari è di serie la manutenzione gratuita per 7 anni.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 18 Maggio 2022, 20:58
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