DR, il ruggito del made in Italy: il costruttore molisano è quello che cresce di più nel 2022

DR, il ruggito del made in Italy: il costruttore molisano è quello che cresce di più nel 2022

di Giorgio Ursicino

I piloti, si sa, hanno parecchio coraggio. E, quando serve, anche un po’ di sfrontatezza. Massimo Di Risio è un driver vero e il suo ufficio presidenziale a Macchia d’Isernia trabocca di trofei. Coppe conquistate su tutte le piste italiane e non solo. Nella sua prima vita perché, in quella attuale, è un imprenditore di successo nel settore automotive che sta diventando strategico con la nuova mobilità, quella ecologica che combatte la CO2. Figlio d’arte con i motori nel sangue (la madre era maestra, ma il papà concessionario) sognava di produrre le sue auto. Una carriera a tutto gas approdata al successo. Non è usuale nel terzo millennio diventare costruttore di vetture, almeno in Italia.

«All’inizio degli anni Duemila - spiega Di Risio - abbiamo avuto l’intuizione che, per operare in questo settore, bisognava accordarsi con altri partner, anche a livello internazionale. Oggi è quasi una moda, le fanno in molti, è un’opportunità unica per realizzare sinergie e ridurre i costi. Alcuni si fondono, noi abbiamo fatto dei contratti con la Cina». Un lavoro complesso che richiede un’organizzazione industriale e logistica molto raffinata: «Sfruttare i pianali di altre realtà è stato il modo di entrare, la nostra prima auto 15 anni nacque sulla scocca orientale della vecchia Toyota Rav4 con la meccanica made in Italy della Fiat Multipla. Anche ora condividiamo le piattaforme produttive con le factory cinesi, mentre per la componentistica di assemblaggio facciamo le nostre scelte e il nostro lavoro, acquistandola dove è più vantaggioso, all’etero o in Italia».

Per operare su un mercato del genere serve una visione globale: «Il polmone dei fornitori automotive non è sbagliato dire che sia dalle parti di Pechino. Anche le auto tedesche hanno alcune parti fatte in Cina. Noi, però, apprezziamo molto anche il made in Italy. Su Sportequipe, uno degli ultimi marchi lanciati al MiMo di Milano, usiamo molte componenti tricolori». L’appetito vien mangiando, inizialmente l’imprenditore molisano andò in Cina per importare i prodotti dell’industri locali che stavano decollando: «C’erano delle difficoltà, alcune quasi insormontabili. Scoprimmo, però, che da là partivano componenti di tutti i tipi, dai cablaggi, alla meccanica, all’elettronica, così ci venne in mente di fare i costruttori utilizzando le costose architetture attraverso accordi.

Ora il frutto di questa strategia sta prendendo corpo, il Groppo DR può contare su 18 modelli diversi commercializzati con 4 marchi. Il nostro stabilimento a Macchia d’Isernia si occupa dell’assemblaggio completo, non abbiamo presse o reparto di ferrolastratura, le scocche arrivano già saldate, trattate contro la corrosione ed anche verniciate, tutto il resto viene fatto in Molise. L’unica eccezione, al momento, e la piccolina elettrica che abbiamo presentato e dobbiamo ancora lanciare. Ha un tecnica costruttiva da supercar, nasce da un telaio in alluminio spazzolato sul quale noi montiamo i pannelli della carrozzeria in materiale composito. È lunga solo 3 metri, è una 2+2 ed ha un’autonomia importante per una citycar di circa 250 km».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 30 Giugno 2022, 20:28
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