Auto, un settore virtuoso: a novembre le vendite tengono (-8,1%) nonostante la pandemia e la fine degli incentivi
di Giorgio Ursicino

Auto, un settore virtuoso: a novembre le vendite tengono (-8,1%) nonostante la pandemia e la fine degli incentivi

Il mercato dell’auto, dopo due mesi niente affatto male, torna in territorio negativo. Il settore, però, dimostra molta vitalità. In grado di dare risposte rapide a situazioni difficili e di soddisfare una domanda non insignificante perché il nostro parco circolante, oltre ad essere uno dei più grandi, è anche troppo anziano. Un calo sì, ma contenuto. E non era affatto scontato con gli stock alleggeriti, gli eco-bonus non rifinanziati e molte regioni del paese colorate di rosso ed arancione che, non è proprio il lockdown, ma poco ci manca.

Con molte persone in smart working non è facile garantire i rifornimenti ad un comparto tanto complesso che in molte posizioni richiede obbligatoriamente la presenza fisica. L’organizzazione che ha mostrato di avere il network distributivo in Italia ha spinto il governo a dare fiducia ai concessionari la cui attività non è stata per fortuna fermata in alcuna regione. Come dire, con la pandemia che ha picchiato duro ci si può quasi accontentare in attesa di interventi non emergenziali, ma più strutturali se si vuole sperare in una vera ripresa.

L’auto ha già dimostrato dal punto di vista economico di essere un “affare” per il Paese perché di mobilità ce ne estremo bisogno e se vengono investiti soldi per gli incentivi rientrano con gli interessi solo con l’Iva e le imposte varie, lasciando tanto bel grasso gratis per il Pil e l’occupazione. Un altro importante segnale di compattezza è arrivato dai commenti delle associazioni di categoria, per la prima volta, “affidati” ad un comunicato congiunto (Anfia, Federauto e Unrae). A novembre sono state immatricolate nella Penisola 138.405 vetture, l’8,3% in meno rispetto alle e 151.001 rispetto allo stesso periodo del 2019.

Il cumulato rimane in profondo rosso (mancano oltre mezzo milione di targhe), ma era difficile pensare ad recupero con il virus ancora fra noi e molte attività totalmente azzerate. Si conferma con un vigore sorprendente la svolta ecologica e solo parzialmente è merito degli aiuti previsti per l’acquisto di vetture ecologiche. In caduta libera, ormai, le vendite di auto tradizionali con i motori termici benzina o diesel. Le prime sono crollate a novembre del 37,4%, le seconde del 28,4%, ma nel cumulato degli 11 mesi sono oltre meno 40%. Autentico boom per quelle elettrificate.

Nel mese li ibride senza spina sono crescite di oltre il 200% rispetto allo scorso anno quando non c’era la pandemia, le plug-in di quasi il 400%, le elettriche pure del 350%. Non è esagerato parlare di boom delle batterie. Nel totale le auto con la spina sono cresciute del 375% portando la loro quota ad un interessantissimo 7% (lo scorso anno dello stesso periodo era appena all’1,3%) che, sommato al 23% delle ibride classiche, porta il totale oltre il 30%, inserendosi fra benzina (31,1%) e diesel (28,9%).

Fra i gruppi bene Fca in segno positivo (+1,6%, con la Jeep a +18%) che guadagna quasi 3 punti di quota di mercato (dal 22 al 25). La migliore di tutti è stata la Suzuki, con l’incremento delle vendite oltre il 50% a novembre, mentre nel cumulato fra primi i primi 25 brand a perso meno di tutti la sorprendente Skoda (-7,7%).


Ultimo aggiornamento: Venerdì 4 Dicembre 2020, 17:54
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