Roma, apre il Museo Ninfeo: rivivono gli antichi Horti Lamiani
di Valeria Arnaldi

Roma, apre il Museo Ninfeo: rivivono gli antichi Horti Lamiani

L’Urbe di epoca imperiale, con i suoi gusti e soprattutto lussi, ma anche quella attuale, con i nuovi scavi, gli studi accurati, la musealizzazione - e narrazione - di più tesori. Sono storie differenti, in vero e proprio viaggio nei secoli, a intrecciarsi nel Museo Ninfeo, nella sede Enpam, in piazza Vittorio Emanuele, che aprirà le porte al pubblico, negli open days del 30 e 31 ottobre, e poi, ogni sabato e domenica, a partire dal 6 novembre. Protagonisti,  gli Horti Lamiani, che rivivono di fatto nello spazio museale, permettendo così di indagare la vita degli imperatori, gli animali e le piante, le usanze, i giochi, nelle loro residenze, perfino i commerci e gli usi a tavola.

 

Realizzato congiuntamente dalla Soprintendenza Speciale di Roma e da Enpam, il nuovo Museo, infatti, sorge proprio sul luogo dell’eccezionale rinvenimento archeologico.  Qui, Lucio Elio Lamia, esponente di una famiglia di cavalieri elevata da Augusto al rango senatorio, edificò gli Horti Lamiani, dopo la sua morte lasciati al demanio imperiale e poi, da Caligola, ulteriormente impreziositi per farne una lussuosa residenza privata a uso dell’imperatore, una Domus aurea ante litteram, amata pure dai successivi imperatori flavi, antonini, fino ai severi, ai quali si fanno risalire le ultime trasformazioni della residenza stessa.  Nel percorso, imponenti testimonianze e tremila reperti che raccontano consuetudini e fasi di vita della città, anche architettoniche tra l’età giulio-claudia e quella severiana.

Il progetto «è il risultato di un ottimo esempio di archeologia preventiva, che coniuga l’esigenza di tutelare e preservare il patrimonio archeologico», è il commento del ministro della Cultura, Dario Franceschini. «Questo museo - dice Daniela Porro, soprintendente Speciale di Roma - porta alla luce uno dei luoghi mitici dell’antica Roma, quegli Horti Lamiani che erano una delle residenze giardino più amate dagli imperatori. L’aspetto virtuoso è la collaborazione tra il ministero della Cultura ed Enpam, che ha permesso la creazione di un laboratorio di studio per progettare un museo innovativo: non solo la bellezza e la rarità dei reperti, ma a essere esposta è la vera vita della Capitale dell’impero romano».

 

La storia della zona è lunga. E articolata. Ecco allora più storie che compongono una fitta trama, anche di rimandi tra epoche. In età repubblicana, l’area era usata per sepolture, coltivazioni e cave di pozzolana, ma in epoca imperiale, qui costruivano le loro residenze i cosiddetti “homines novi”. E proprio di epoca imperiale sono i rinvenimenti più importanti: oltre un milione quelli rinvenuti - la gran parte dei quali ora in deposito, ancora oggetto di studi -  tremila quelli esposti, in un iter in tredici sezioni, arricchito da ricostruzioni e video per aiutare i visitatori a ripercorrere la storia di quegli ambienti e oggetti.  

Lo scavo ha restituito testimonianze di età repubblicana, ma affascina soprattutto con quelle di età imperiale, le più importanti per ricostruire anche lo stile di vita del tempo. Ecco allora, una monumentale scala  ricurva in marmo, affreschi, decorazioni, che risalirebbero già a Caligola, e un impianto idrico con il nome del suo successore, l’imperatore Claudio, sui tubi di piombo. D’altronde, Filone Alessandrino testimonia i lavori fatti da Caligola per trasformare gli Horti Lamiani: «Prima si precipitò di corsa nella sala grande, ne fece il giro e ordinò che le finestre tutto intorno venissero restaurate con materiale trasparente come il vetro bianco…» . E numerosi sono stati i ritrovamenti di frammenti di vetro.  

Nello scavo, anche una aula, di epoca severiana,  priva di copertura con pareti lastricate di marmi pregiati e pavimentata a grandi lastre in marmo bianco con una ampia fontana ninfeo, ancora esistente.

La ricerca di un lusso, pure da ostentare, si fa chiave di lettura dello spazio. Sono stati rinvenuti marmi, provenienti dalle più lontane province, anfore ad uso alimentare, che hanno consentito una vera e propria mappatura dei commerci e quindi dei prodotti più apprezzati nei differenti momenti storici. E ancora, pentole, stoviglie, bicchieri, vasellame, ma anche piantumazioni, che consentono di ricostruire lo stile de giardini e pure reperti animali, tra ossa di leone, di cerbiatto, di struzzo, denti di orso, che documentano il gusto per gli animali esotici e la consuetudine di allestire “giochi” per gli ospiti. Molti pure i resti legati alla tavola, a partire, dal consumo di ostriche.

«La qualità dei materiali restituiti dagli Horti Lamiani offre una visione unica della Roma classica, dalle architetture monumentali alle sontuose decorazioni, alle vie dei commerci, agli oggetti preziosi e a quelli di uso quotidiano, al cibo, ai giardini e agli animali che vivevano lì», dichiara Mirella Serlorenzi, direttore scientifico del progetto.

 

Guardando a questi reperti, oltre all’Antico, si può riflettere anche su altre fasi storiche dell'Esquilino e non solo. Così, si ripensa ai ritrovamenti di Rodolfo Lanciani, sul finire del XIX secolo, a seguito dei lavori di urbanizzazione del quartiere. E si arriva ai nostri giorni, investigando gli scavi e le successive fasi di lavoro: una indagine condotta in due riprese, a partire dal 2006,  ha visto impegnati dodici archeologi, per un totale di  30mila metri cubi di terreno scavato, nonché, in un laboratorio dedicato, diciotto specialisti che, per cinque anni, hanno studiato i rinvenimenti, e sei restauratori, che sono riusciti a ricomporre veri tesori, partendo da semplici frammenti, come il modulo di un affresco originariamente lungo quindici metri. Senza dimenticare, la creazione del museo e la sua intitolazione. «Dedichiamo l’apertura del Museo Ninfeo ai colleghi medici e dentisti che abbiamo perso nella pandemia da Covid-19, per essere stati vicini ai pazienti sia sul territorio sia in ospedale, con un impegno straordinario», dice il presidente dell’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri, Alberto Oliveti. Si guarda pure al domani. Agli ulteriori studi che saranno condotti sui reperti rinvenuti e anche a nuovi progetti. «Stiamo lavorando - annuncia Daniela Porro - per rendere fruibile l’Aula Gatti». 


Ultimo aggiornamento: Sabato 16 Ottobre 2021, 11:16
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