Lia Pasqualino, le sue fotografie al Museo di Capodimonte a Napoli. Da Saviano a Camilleri niente pose, solo volti "rubati"
di Totò Rizzo

Lia Pasqualino, le sue fotografie al Museo di Capodimonte a Napoli. Da Saviano a Camilleri niente pose, solo volti "rubati"

Più enigma c'è, più mistero s'acquatta, più nebbia si alza, ecco che Lia Pasqualino è lì con la sua macchina fotografica a cercare di risolverlo quell'enigma, a stanarlo quel mistero, a diradarla quella nebbia. I suoi ritratti di scrittori, attori, registi, pittori, fotografi sono i protagonisti delle immagini esposte a Napoli, fino all'11 luglio, al Museo di Capodimonte nell'ambito del Campania Teatro Festival sottoil titolo "Il tempo dell'attesa".

 

 

Una galleria di volti, selezionati con occhio avvertito da Giovanna Calvenzi, dalla metà degli anni '80 ad oggi, "rubati" oltre i set cinematografici e le ribalte dei teatri dove Lia Pasqualino è stata fotografa di scena, nello studio di un romanziere, nell'atelier di un artista. L'anima oltre la maschera, un antro di segretezza in cui ci si addentra attraverso uno sguardo, un susseguirsi di rughe, un viso meditabondo perduto nella nuvola di fumo di una sigaretta.

 

 

Da Andrea Camilleri a Roberto Saviano, da Ferdinando Scianna a Toni Servillo, a Leonardo Sciascia. Ma ci sono pure le "persone comuni", quelle che una giovanissima Lia "rubò" nella sua Palermo, agli inizi della carriera, sotto la guida di Letizia Battaglia che fu la prima a credere nel suo obiettivo: le bambine delle periferie popolari ma anche i "matti" dell'Ospedale Psichiatrico.

 

 

Cerca di essere il meno visibile possibile quando fotografa, la Pasqualino, niente scatti studiati sia che si trovi in un retropalco che accanto alla roulotte di un attore su un set o vicina ai riflettori di un teatro di posa. Nessun fermo atteggiato, dunque, ma clic che immortalano un momento di riflessione tra una prova e l'altra, in cui magari un attore si chiede come sarà venuta la scena che ha appena recitato o la prossima che dovrà affrontare.

 

Alcuni scatti, magari, in ragionata sequenza come i "trittici", una sorta di "parabola del pensiero nel giro di pochi minuti", dice indicando ad esempio i tre momenti di Nanni Moretti sul set di "Habemus Papam" o quelli fuori scena durante la lavorazione de "Il traditore" di Marco Bellocchio. Ce ne sono anche di "posati" però, di scatti. Sono quelli proposti in una collettiva di fotografe donne al Centro internazionale di fotografia di Palermo dove presentò una galleria di gemelli e gemelle e quelli dove gli attori di "Proprio come se nulla fosse accaduto" - uno spettacolo di Roberto Andò, regista e scrittore nonché suo marito - si prestarono ad essere ritratti dietro i vetri di una finestra.

 

Nomen omen, Lia Pasqualino, nipote di Lia Pasqualino Noto, pittrice del Gruppo dei Quattro con Renato Guttuso a metà anni Trenta, e dunque un destino comune nel trasfigurare la realtà nell'immagine come faceva la nonna, "nonna amatissima per cui da bambina ho fatto anche da modella, che ci faceva entrare in quell'universo visionario che era il suo studio tra cavalletti, tavolozze, pennelli. Ho dipinto anch'io ma proseguire sulla sua strada sarebbe stato arduo, la pittura in famiglia era una cosa sacra. Così quando mi sono trovata tra le mani una macchina fotografica ho detto "proviamo con questo strumento a interpretare quel che vedo intorno a me". Sono felice anche perché le mie prime foto - che è arrivata a vedere - a nonna Lia piacquero molto".


Ultimo aggiornamento: Sabato 3 Luglio 2021, 15:30
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