Roma: a tavola con la tradizione “gentile” di Equo, il ristorante nascosto in un borgo urbano a Portuense
di Sabrina Quartieri

Roma: a tavola con la tradizione “gentile” di Equo, il ristorante nascosto in un borgo urbano a Portuense

Il posto è magico, ma per scovarlo bisogna inoltrarsi nell’atrio di un borgo urbano o, almeno, averne sentito parlare da qualche amico che c’è stato. L’insegna, infatti, non affaccia su strada ma, soprattutto, non è di quelle strillate sui social network.

 

L’apertura del ristorante risale al 2018, quando Equo spalanca le porte, per infondere certezze in termini di credibilità già dal nome, ispirato al significato del termine nel mercato ortofrutticolo, ovvero un giusto compromesso tra quanto si spende e la qualità che si riceve. «Il rapporto di fiducia con la nostra clientela è il principio cardine di questo luogo», racconta il titolare Marco Montesi, che ha acquistato la struttura nel 2000, dopo essersene innamorato.

 

Uno stabile rinato locale, preservando l’animo di quello che, in passato, era un borgo rurale prima e un agglomerato di botteghe artigiane, poi, di un angolo dell’antico tracciato della via Portuense che portava al mare. «Ristrutturandolo, tra l’altro, abbiamo scoperto che proprio qui per il primo mezzo secolo del ’900, c’era un’osteria. Non abbiamo fatto altro, quindi, che assecondare ciò che già esisteva», continua Montesi, un romano proveniente dal mondo delle imprese edili, ma con la passione per l’enogastronomia e la ristorazione. 

I piatti di Equo hanno i sentori agrumati della Sicilia. «Portiamo a tavola la tradizione “ingentilita” dai profumi isolani, partendo dai Crudi che, in Italia, trovano la massima espressione, fino al nostro Brasato di cinghiale, proposto anche con i paccheri, per inebriarsi con l’aroma della cannella e apprezzare la carne resa tenera dalla lunga cottura con il vino rosso», spiega il proprietario che, insieme allo chef siciliano Giancarlo, sperimenta e compone il menu. Una carta che si presenta in un susseguirsi di nomi insoliti e curiosi, come Abbraccio di mare, un tonnarello con fumetto di gamberi, pesto al pistacchio e due gamberi sopra che creano un abbraccio. «È un’emozione visiva prima ancora che gustativa», precisa il titolare del locale che vanta 60 coperti tra dentro e fuori e una scelta di circa 40 portate tra pesce, carne e vegetali. Ancora: tra gli antipasti si annoverano i fritti, rigorosamente senza pastella. Sono fatti con la farina di rimacino, così il prodotto non trattiene l’olio e rimane croccante. Stuzzica la voglia poi la Caponatina di mele, realizzata secondo la ricetta originale ma usando le Smith. Il pane, da Equo, è fatto in casa con maestria, come dimostrano anche i Panzerotti con il baccalà e con i polipetti alla Luciana. 

 

 

 

Gli arredi del locale nascosto nel borghetto di via Portuense 197, sono semplici ma pieni di romanticismo, tra mensole di legno, vasetti di fiori freschi, candele, una carta da parati con le libellule ispirata a un decor di un’antica rivista di design e un bancone costruito con delle palanche di legno da cantiere, riadattato a boiserie grazie al lavoro di un falegname artigiano. I tavoli, tra pezzi di modernariato anni ’50 e preziosi, ospitano la clientela ogni giorno dalle ore 9, quando si propone una colazione a base di dolci “home made” sempre diversi, caffè a km zero ed estratti. Si va avanti poi fino all’una di notte, tranne la domenica che si chiude alle ore 18. A rendere l’atmosfera accogliente, ideale anche per delle rilassanti sessioni di smart working, ci pensa la musica di sottofondo, delle raffinate note di jazz melodico. L’aperitivo è a base di cocktail, mixati rigorosamente con estratti di frutta fresca e senza sciroppi. Da Equo si trovano però anche degli inaspettati vini spillati: «Ma non chiamateli vini sfusi o della casa. Li abbiamo scelti per la mescita, perché sono di altissima qualità. Quindi chi li ordina, non sta chiedendo i calici che costano meno, bensì la cosa particolare del posto», chiosa il titolare del ristorante che continua a essere il naturale approdo di animi sensibili, grazie al loro passaparola “cafon free”


Ultimo aggiornamento: Lunedì 11 Ottobre 2021, 13:03
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