Morto chef Vittorio Fusari, sabato 4 gennaio i funerali

Morto chef Vittorio Fusari, sabato 4 gennaio i funerali

Si terranno domani - sabato 4 gennaio - , alle 10 alla Parrocchiale di Iseo, i funerali dello chef-filosofo bresciano Vittorio Fusari, morto a 66 anni per un malore improvviso all'ospedale di Chiari (Brescia) dove era ricoverato per problemi cardiaci. La sua cucina del benessere, rigorosa nel rispetto delle materie prime del Lago d'Iseo e sempre senza additivi né conservanti, ha accompagnato con passione la crescita e il successo della Franciacorta.

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Il suo auspicio era «costruite con il cibo un mondo migliore». È questo in sintesi il testamento spirituale di questo uomo e oste, ricordato da molti sui social come «una persona di rara umanità e cultura». Amava ripetere: «tramandare la sapienza millenaria della gastronomia italiana è la mia vita. Perché il buon mangiare avvicina le persone, aiuta a trovare punti di vista comuni, aiuta a essere felici». E ha scritto insieme a Luigi Fontana un libro, edito da Slow Food, dal titolo: La felicità ha il sapore della salute. A testimoniare la vicinanza all'idea di Slow Food del cibo 'buono, pulito e giustò, senza rigide costrizioni e con una costante attenzione all'arte e al design. Con creatività ha unito il pop allo chic, al punto da firmare piatti iconici come i ravioli allo storione e la sfogliatina di patate col caviale.

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Ex ferroviere, è stato capace di diventare oste, chef, e di nuovo oste di fama internazionale. Nel Bresciano aveva fondato nel 1981 l'osteria Il Volto di Iseo, ma in carriera era stato chef anche nel rinomato ristorante Balzer di Bergamo, e per tre anni al Pont de Ferr a Milano. Per la 'Fiera dei particolarì a Milano, nell'edizione organizzata da Luigi Veronelli, Fusari si era messo ai fornelli della mensa del Leoncavallo. Ora, insieme alla famiglia - la moglie Anna Patrizia Ucci e il figlio adolescente - lo piangono, tra i tanti, il conterraneo pastry-chef Iginio Massari e lo chef Gianfranco Vissani e famiglia. Dalla Sicilia il bistellato Pino Cuttaia lo ricorda come «un visionario, nella cucina come nella vita. Lasciò il lavoro per passare più tempo con il figlio». Il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, lo aveva insignito del titolo di «benemerito della gastronomia». Il Balzer saluta «il nostro grande maestro».

Venerdì 3 Gennaio 2020, 18:49
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