La cucina romana che non ti aspetti a Lissone: Danilo Pelliccia e il Dù Cesari arrivano in Brianza

La cucina romana che non ti aspetti a Lissone: Danilo Pelliccia e il Dù Cesari arrivano in Brianza

Dopo essere riuscito nell’impresa apparentemente impossibile di coniugare sabaudità e romanità, Gianduja e Pasquino, Gadda e Pavese, Danilo Pelliccia arriva in Brianza con il Dù Cesari Lissone che aprirà al pubblico il 2 Dicembre 2022 – via Antonio Gramsci 44 – una vera e propria oasi trasteverina ad indicare una tradizione gastronomica di schietta e spudorata osservanza romanesca.

Danilo Pelliccia: titolare e chef, ambassador di Made in Carcere, nonchè sommellier, nonché un sacco di altre cose, retaggio di una biografia che merita un capitolo a sé. Nell’affollato pianeta della ristorazione, tanti, troppi food-makers si intestano ad arbitrio valori fondativi quali Tradizione, Territorio, Tipicità e bla e bla e bla. Uno story-telling che funziona finchè non ti siedi a tavola. Mangi e bevi, paghi, esci e quasi sempre pensi: ok, apprezzo le intenzioni (un po’ meno il conto, altra nota stonata), ma la mia nonna buonanima vi potrebbe dare lezioni, pure da morta (e pure gratis).

Insomma, dietro le etichette, e gli articoli determinativi che orpellano certi menu, un vuoto desertico di contenuti. Turistica mediocrità drappeggiata da snobistica presunzione. Forse adeguata al livello medio della domanda, di un pubblico spesso diseducato al gusto a causa del generale appiattimento. Non è facile e si sa. Tenere in equilibrio qualità e prezzo e servizio. La dura legge del conto economico ha tarpato le ali a molti talenti. Ecco perché l’osteria Du’ Cesari rappresenta quasi un case study, una storia di successo talmente eccezionale da rendere persino superflua la regola. O forse, semplicemente, è la dimostrazione che al di là di tutti i business plans e gli algoritmi essenzializzatori, è sempre e soltanto la Persona a fare la differenza.

Ecco, Danilo Pelliccia è quella Persona. Un professionista che ai predetti valori di Tradizione-Tipicità-Territorio ne ha aggiunti un paio, almeno altrettanto importanti: Creatività e Accoglienza, dando vita a una sintesi che sorprende per la semplicità e affascina per la qualità. E sazia. Ragazzi, quanto sazia. Al Du’ Cesari la romanità è una faccenda di atmosfera, con quel tanto di kitsch ben dosato nell’arredamento. Di materie prime ricercate, a volte rare e salvate dall’oblio. Di un menu dove ogni singola voce, sia pure un contorno, ha anima e personalità autonome. Di ricette sapide, deliziose, originali, semplici ed elaborate, patrizie e plebee, raffinate e ruspanti, servite in porzioni “monstre”, desuete per i nostri stomaci cittadini avviliti da troppo finger food e pessimi apericena.

A tutto questo, si aggiunge quella forma d’arte, in gran parte innata, che si chiama Accoglienza, l’ingrediente segreto talmente palese da rendere così unica l’esperienza nel ristorante di Danilo. Carbonara, amatriciana, cacio e pepe, gricia, fatte come Zeus comanda secondo tradizione, oppure nella sinfonia di varianti proposte dallo chef. Se vi sentite audaci, sfidatevi con uno dei piatti storici che Danilo ha salvato dall’estinzione con passione da etologo e cura da filologo: minestra di broccoli e arzilla, anguilla, pajata, coratella, coda alla vaccinara. Oppure una delle specialità frutto del suo estro creativo: la tartare di fassone con puntarelle guanciale e pecorino; la tartufonara, ovvero una carbonara modificata con parmigiano reggiano e tartufo; oppure la gettonatissima trippa fritta. Consiglio di arrivare affamati: le porzioni, come detto, sono imperiali e credo che un pasto completo, dall’antipasto al dolce, sia fuori della portata di quasi tutti i normali bipedi. Però, ecco, il dolce: non perdetelo.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 Dicembre 2022, 00:16
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