Grattachecche a Roma: al “Tram Depot” la ricetta autentica di nonno Aurelio nelle mani di un giovane del Senegal

Grattachecche a Roma: al “Tram Depot” la ricetta autentica di nonno Aurelio nelle mani di un giovane del Senegal

Al chiosco di Testaccio tutti i segreti dello street food estivo capitolino per eccellenza, anche “fai da te”.



È eterna quasi come la sua città ed è un ottimo rimedio contro la calura di questi mesi: considerata lo street food romano estivo per eccellenza, la grattachecca è la protagonista più genuina e vintage della stagione calda capitolina. Stampata nei ricordi “amarcord” di tutti, insieme alla microguida e al jukebox dei bar degli anni Ottanta, ancora una volta la dolce bevanda del passato è tornata in voga tra i localini che affollano le sponde del biondo Tevere. Ma se si cerca la ricetta più autentica e originale, il luogo dove fare capolino è un chiosco di Testaccio, riconoscibile perché scenografato come tram, ma anche per i tavolini con le sedie colorate anni ’70, gli insoliti cocktail come “Il Tranviere”, le centrifughe “A barrato” e “35 Crociato” (come le vecchie linee dei tram) e i frullati che omaggiano le storiche stazioni, da Porta San Paolo a Capannelle.
 
Insieme al neonato “gemello” di Talenti a Roma nord, il “Tram Depot” di via Marmorata, infatti, è considerato il depositario della ricetta originale dell’iconica “creatura” ghiacciata. A consegnarla nelle mani degli attuali proprietari (tre giovani imprenditori romani di “Viteculture”) è stato nonno Aurelio, oggi 92enne e a capo, fino a qualche anno fa, della bottega del rione. È grazie ai consigli del leggendario “grattacheccaro” (per i numeri da record di bibite preparate nella sua pluridecennale carriera), se oggi al chiosco si onora la tradizione: con un raschino si gratta la “checca” (voce gergale per indicare il blocco in purezza); poi, si aggiungono sciroppi e frutta fresca di stagione. Proprio come raccomandava di fare Aurelio durante le sue memorabili “lezioni”, che impartiva insieme al figlio Maurizio.
 
 


Lo “scettro” del grattacheccaro, adesso, lo detiene un ragazzo del Senegal. Si chiama Alex e, per non sbagliare un colpo, usa un raschino speciale e pesantissimo, realizzato a mano da un artigiano africano come lui. Lo strumento, che apparteneva a Maurizio, è considerato sacro, guai quindi a dimenticarlo la sera quando si chiude bottega. Fino a poco tempo fa, nonno Aurelio faceva capolino dai suoi “eredi” per un saluto e non andava mai via, prima di aver sistemato i suoi archetti di piante nel giardino del locale; o senza la grattachecca per la sua amata mogliettina. Rinfrescanti e golose, le varianti della bibita che vanno per la maggiore sono le storiche limone e cocco, menta e orzata, amarena e cocco. Ideali dal dopopranzo al dopocena, ecco che ai “Tram Depot” se ne trovano anche in versione alcolica, a base di vodka o rum. 

Per una grattachecca “fai da te”, invece, basta munirsi di un tritaghiaccio elettrico per rompere i cubetti e, a seconda dei gusti, miscelare gli sciroppi. «Suggeriamo di aggiungere del succo di limone spremuto fresco, per rendere meno dolce il prodotto finale», spiega la direttrice dei “Tram Depot” Antonella Innocenzi, mentre annuncia due novità in arrivo: il cocktail grattachecca e una versione a base di “checca” preparata con il caffè specialty. Nella Capitale ci sono altri posti dove assaggiare lo street food estivo romano. Tra quelli da non perdere, si segnalano “La Sora Maria”, “Il Chiosco-alla Fonte d’oro”, “La grattachecca”, “Sora Mirella”, “Il tempio della grattachecca”, “Chiosco Testaccio” e “Grattachecca Sora Lella”.
 
 
 
 
Lunedì 19 Agosto 2019, 12:06
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