Martina Caruso «La mia idea di cucina? Un viaggio nel mondo»
di Rita Vecchio

Martina Caruso «La mia idea di cucina? Un viaggio nel mondo»

Ha preso la stella quando aveva solo venticinque anni, diventando la più giovane chef donna Michelin. Martina Caruso, oggi di anni ne ha 28, è la chef patron dell'Hotel Signum dell'isola di Salina dove è nata e cresciuta, ha sempre avuto spirito libero e idee chiare.



Si sente troppa responsabilità addosso?
«Quella c'è per chi fa questo lavoro, indipendentemente dalla stella. Anzi, a volte mi scordo pure di averla. Vero è che non mi aspettavo di prenderla così presto, nonostante io e mio fratello Luca avessimo quest'obiettivo».

Arrivare sull'isola già non è facile. In più ci sono le aspettative della gente, no?
«Con quello ci si deve fare i conti. Ma faccio la cosa che davvero amo fare, e cioè cucinare, e tutto il resto viene dopo. Sono precisa e faccio in modo che i piatti che creo crescano man mano con me».

Quando è iniziato tutto?
«Da una mia fissazione: la scuola alberghiera. Ma sull'isola non c'era e inizialmente ero troppo piccola per andare a vivere in un'altra città da sola. A questo si aggiunge che ero (e sono) una ragazza vivace. Pensi che mia madre voleva mettermi in collegio. Solo a sedici anni, finalmente, sono riuscita a trasferirmi con delle amiche a Cefalù. Così l'alberghiero è diventato realtà».

E dopo?
«Da assistente in cucina, a lavorare in prima linea. Finito l'alberghiero, sono andata a Londra per un po', e poi sono tornata a Salina, al Signum, da sempre la passione della mia famiglia».

Difficile vivere sull'isola?
«Beh, non è facile per vari motivi. Ma è una terra così ricca di ingredienti e di cultura che non puoi non amarla».

Lei viaggia molto.
«Mi è sempre piaciuto. Durante la chiusura invernale, amo girare e assaggiare le cucine del mondo. Per poi farle mie. Mi affascina il sud America con cui ho in comune l'uso di spezie e agrumi. E tutto quello che apprendo girando cerco di farlo mio nei piatti».

Bagna cauda con i ricci di mare, il gelato al cappero, la triglia, lo spaghetto aglio e olio: il suo guru?
«Niko Romito. E il siciliano Corrado Assenza. Per il resto, spesso le ispirazioni mi vengono di notte. Mi sveglio e ho già in mente il piatto. Vado in cucina, in silenzio, e inizio a provare».

E chi assaggia per primo?
«Nessuno della famiglia. Preferisco lo faccia il mio secondo, lo chef Giacomo Caravello».

Un commento che le dà fastidio?
«Quando hanno scritto di me - che sono sempre sorridente - che non sorrido».

E uno che invece le fa piacere?
«Quando mi dicono che il piatto è commovente».

Prossimo viaggio?
«Stati Uniti. E penso di starci un po'. Chissà, magari tornerò con qualche idea a stelle e strisce».
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Venerdì 7 Settembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 11:43
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