Covid e disturbi alimentari: non solo ragazze, in aumento i maschi
di Laura Larcan

Covid e disturbi alimentari: non solo ragazze, in aumento i maschi. Giovani isolati in lotta con il corpo

TODI Sogna in grande, innamòrati, concediti uno sfizio, canta e balla, ridi fino a piangere. Il cartellone è una macchia di colore sulla parete chiara della sala dove vengono somministrati i pasti durante il giorno. «Sono frasi di incoraggiamento. Qui i pazienti lasciano i propri saluti quando vanno via, decidono loro cosa scrivere: è una parte del percorso». Lo racconta con il sorriso morbido negli occhi, Maria Vicini, biologa nutrizionista di Bergamo, da nove anni terapeuta a Palazzo Francisci, nel cuore di Todi, dove ha sede il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare, struttura pubblica dell'USL Umbria 1, divenuta negli anni un'eccellenza nel trattamento di casi come l'anoressia e la bulimia.

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Un faro ancora più ricercato in questo momento storico di pandemia da Covid in cui le lunghe fasi di lockdown hanno acuito i disagi psicologici nelle sfere più giovanili, con un range di bambini che si ammalano ora anche dagli 8 anni. «In generale nel 2020 è stato riscontrato un aumento di tutti i casi di patologie del comportamento alimentare del 30 per cento, che si è tradotto per noi nell'ultimo anno in un picco di richieste di assistenza presso le nostre strutture del 50 per cento di giovani», racconta la dottoressa responsabile Laura Dalla Ragione. «Questo è dovuto al fatto che in molte regioni, centri così specialistici sono chiusi o assenti. Noi siamo un riferimento per l'Italia centro-Sud». Qui, a Todi, cittadina umbra, si misura l'altra faccia della quarantena. «Sono stati i giovanissimi a soffrire di più della perdita dei contatti. Bambini e adolescenti sono stati privati della loro vita sociale, della forza data dal rapporto con i coetanei - spiega Laura Dalla Ragione - Per loro è stato un autentico trauma, uno dei fattori scatenanti dei disagi alimentari. Anche nell'ultimo terremoto del 2016 registrammo un picco dei disturbi alimentari giovanili, ma ora la situazione è più critica».

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LA FILOSOFIA
E a Palazzo Francisci l'impresa della cura psichiatrica passa per la bellezza e la filosofia: dobbiamo immaginarla come una struttura extra-ospedaliera in formato casa, forse più da college, in un edificio secolare incastonato nel borgo, con un vasto giardino. L'équipe di medici, psicologi, infermieri, sfila nelle sale in un clima informale. Nessun camice, nessun badge, nessun farmaco. «L'atmosfera deve favorire l'adesione al programma», indica Dalla Ragione. Qui il soggiorno residenziale è lungo, dai 2 ai 4 mesi, per giovani dagli 11 ai 20 anni. «Se desideri vedere l'arcobaleno devi imparare ad amare la pioggia». Le frasi adottate dagli ospiti ricorrono in queste sale dove tutto è pensato per il benessere. «Durante la settimana sono impegnati: sono tutti stimoli per aiutarli a non fissarsi sul cibo, a tirare fuori il lato creativo a ritrovare il gusto del tempo libero. La regola è: mai lasciare vuoti all'interno della giornata», racconta Maria Vicini. La sala dei pasti, dove si consumano drammi ma anche piccole grandi conquiste. «Una bambina di 11 anni è stata qui per due mesi, non toccava cibo solido. Poi c'è stato il giorno in cui ha assaggiato il suo primo formaggio», ricorda Maria Vicini.
GLI OCCHI
«Le ragazze arrivano spente, occhi vuoti, volti scuri. Quando le vedi sorridere, per noi è impagabile». La palestra è un un'altra terra di conquista. Lo yoga, la meditazione, il karate, la bio-energetica accompagnano il percorso psicoterapeutico. E poi lui, lo specchio. L'unico in tutta la residenza. Chiuso a chiave. Si apre solo quando si è pronti ad affrontare il rapporto con la propria immagine. Già, l'immagine del corpo. Un'altra ansia risvegliata durante il lockdown. Contaminata dall'uso dei social. «Una bambina di 10 anni si era fissata con il work out, aveva cominciato a casa seguendo YouTube. Ma la tendenza è quella di mettersi a dieta su Instagram, utilizzano app per contare calorie e passi. E si influenzano molto su Tiktok», avverte Vicini. Come la 15enne con un profilo TikTok da 68mila follower dove posta video sul tema della magrezza. Una parte del lavoro psicologico riguarda proprio l'uso dei social. Il telefono è concesso dalle 20:30 alle 22. Disagi che non riguardano più solo le ragazze.

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I MASCHI
«Prima i maschi erano il 10 per cento della popolazione curata - riflette Dalla Ragione - ma nell'ultimo anno i giovani tra i 13 e i 17 anni sono aumentati del 20 per cento. Le cause? L'isolamento sociale, la difficoltà di avere una vita comunitaria, le ore chiusi in casa». E l'Umbria fornisce una assistenza completa. Come ricorda l'assessore comunale ai Servizi sociali Alessia Marta, Todi si inserisce in una rete regionale di strutture che operano sui disturbi alimentari.

Accanto a Palazzo Francisci, che tratta anoressia e bulimia in età evolutiva e lo scorso anno è stato protagonista del programma Fame d'amore andato in onda su Rai3 e condotto da Francesca Fialdini, Todi vanta anche il centro Nido della rondine allestito nel vecchio ospedale con pazienti fino ai 30 anni. A Città della Pieve vengono curati l'obesità e l'alimentazione disorganizzata, mentre Umbertide è specializzata in disturbi selettivi dell'alimentazione che riguardano quei bimbi che mangiano solo pochi cibi semisolidi e scelti per colori. Patologie che devono essere affrontate con la famiglia. A questo tema, Laura Dalla Ragione ha dedicato anche un libro, Le mani in pasta, in cui racconta l'esperienza di particolari laboratori: «I bambini possono avvicinarsi al cibo anche cucinando insieme ai genitori».

 


 


Ultimo aggiornamento: Domenica 4 Aprile 2021, 10:08
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