Isabella Potì: «Amo il dolce e il salato. L’eleganza? In un soufflé»
di Rita Vecchio

Isabella Potì: «Amo il dolce e il salato. L’eleganza? In un soufflé»

Eleganza, sensualità, bravura. Un algoritmo perfetto quello di Isabella Potì, la chef che a soli 23 anni si è conquistata la stella nel ristorante Bros' di Lecce insieme a Floriano Pellegrino, suo compagno nella vita e nel lavoro, ed è stata inserita nella lista - secondo Forbes 30 Under 30 Europe - delle under 30 più interessanti.

Una donna prodigio, praticamente.
«Sono una che si è conquistata ogni minimo pezzetto di quello che ha, con tanti sacrifici, dedizione, passione».

Diretta, cinica e decisa su quello che volevo fare. Quando ha iniziato?
«Cucinando con la mamma e con la nonna. Attitudine più che viscerale, senza quasi rendermene conto. Così ho frequentato la scuola alberghiera, per iniziare a saper fare».



È golosa?
«Sì, ma non eccessivamente e non solo di cioccolato. Tra salato e dolce scelgo entrambi: ho bisogno del contrasto».

Anche con Floriano?
«Siamo complementari. Condividevamo l'idea prima di metterci insieme. Non solo ingredienti e tecniche che possono limitare la creatività, ma anche il nostro Metaprogetto, che va alla ricerca del gusto endemico del territorio».

Come è la sua cucina?
«Identitaria. Di territorio. Essenziale».

Il suo primo dolce?
«Il tiramisù con la mamma. I miei mi hanno sempre assecondato. Sono super fieri e credo lo sarebbero stati qualunque cosa avessi fatto. Mi ricordo di quando ero sola a casa (e la cosa mi fa ancora ridere) che mi divertivo a mescolare cacao, zucchero, farina e poi nascondevo tutto appena li sentivo arrivare. Venivo puntualmente scoperta».

Il loro insegnamento più grande?
«Mio padre meccanico, mia madre casalinga: mi hanno trasmesso l'umiltà e la forza di lottare».

La spaventano questi riflettori accesi?
«Non ho paura. Se la avessi avuta, mi sarei già fermata. Mi danno motivazione e mi fanno capire che non ho sbagliato strada».

Bella come il sole, gentile, brava: tanta invidia attorno?
«Quella c'è. Ma le grandi donne non si fermano all'aspetto esteriore e hanno solo grande stima di me».

Alle critiche cosa risponde?
«Non rispondo. Ognuno ha le sue visioni».

É vero che è nata pasticcera?
«Non ho mai vissuto la separazione tra essere donna pastry chef o chef. È difficile però da sdoganare nella gente. Ho studiato il dolce perché indispensabile per completarsi, ma le mie esperienze - da Cloude Bosi a Londra agli chef spagnoli Berasategui and Paco Torreblanca - mi hanno portato a imparare a tutto tondo».

La tv - tra i giudici di Rai 2 del Ristorante degli chef insieme a Léveillé e Berton, ospite a MasterChef - la rifarebbe?
«Sì. Mi sono divertita un sacco».

Le sue passioni lontano dai fornelli?
«Sport. Natura. Musica, quella buona. Da Beyonce, De Andrè, Mina, al rock alla classica. Un po' come sono io che amo mangiare sia in una buona trattoria che in un ristorante stellato».

Piatto più difficile?
«Il soufflé. Mi ha fatto disperare, ma poi è diventato il migliore amico».

Un sogno da realizzare?
«Aprire una masseria, un progetto in grande che si auto sosterrà».
Venerdì 10 Maggio 2019, 05:01
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