Cristiano Tomei: «La cucina in tv? Diverte perché è pornografia»
di Rita Vecchio

Cristiano Tomei: «La cucina in tv? Diverte perché è pornografia»

Si definisce ironicamente antipatico, e mentre lo dice già ride. Dalla battuta facile, Cristiano Tomei è lo stellato che da febbraio ha in mano le chiavi di palazzo Pfanner di Lucca nella cui limonaia, set del famoso film del Marchese del Grillo, ha trasferito il suo ristorante, L'Imbuto. Volto tv, oltre che dei fornelli, è uno istintivo che trae ispirazione da ogni cosa che vede.
Ma è vero che lei è autodidatta?
«Nella vita si può imparare di tutto. Se si parla di cucina ancora di più visto che noi italiani ce l'abbiamo nel sangue. Ho iniziato per scherzo, cucinando per gli amici, ma vengo da una educazione familiare molto attenta. Con una molla importante, quella dello chef Fulvio Pierangelini. Quindi autodidatta per modo di dire. Ero un bischero, come si dice dalle mie parti, cui la natura ha donato palato e olfatto».
Che ha declinato in cucina.
«Fin da quando avevo 10 anni. E che oggi si diverte come il primo giorno, nonostante sia un lavoro faticoso. Vale quello che dico sempre: per me la cucina non è masturbativa ma scopativa (ride, ndr). E quello che mi conduce a un piatto è la curiosità. Per un cuoco, stare ai fornelli, è esigenza mentale e fisica».
Che tradotto significa?
«Il cibo è prima di tutto educazione. E la creatività in cucina va in osmosi con la vita. Il cibo ha due funzioni: evocativa ed emozionale, che affonda nel ricordo».
E i suoi piatti lo sono?
«Sono profondamente intimi. Ho avuto sempre molto rispetto per quello che era da mangiare. Mio nonno contadino mi ha insegnato le cose vere e mio padre, quando ancora non andava di moda, mi portava a mangiare nei grandi ristoranti. Fin da piccolo ero affascinato dal rumore della cucina. Pensavo che i cuochi fossero degli stregoni».
Bella questa.
«Sì siamo un un po' come i traduttori simultanei, ci poniamo tra la natura e i desideri della gente. Il vero cuoco non ha catene. È libero. Non si preoccupa di dogmi, ma ne crea di nuovi».
Uno dei primi suoi esperimenti?
«Avrò avuto 13 anni, e un giorno mi misi a cucinare una zuppa di cipolle che era una bomba. Credo che chi l'ha mangiata, l'abbia digerita dopo due giorni».
Se le chiedessi di sintetizzare la sua filosofia?
«Non si può riassumere. La mia cucina va mangiata e il cuoco assaggiato. Le posso dire che amo quella di territorio, stagionale e legata alle mie esperienze dei vita. La cucina di Cristiano è Cristiano, in tutte le sue sfaccettature, con i suoi umori, con la passione del viaggio come momento fondamentale della mia vita, che ha come hobby i figli. E con la passione per il cinema».
Infatti un piatto è dedicato al Marchese del Grillo, girato nella sede dove da poco si è trasferito.
«Un omaggio a Sordi. Mi piace giocare e in maniera ironica ho fatto un piatto con la pajata, lavorandola con le acciughe passate nell'aceto di ravanello e cotta nell'acqua di pomodoro».
Torna in tv?
«La tv mi piace e mi diverte. Secondo me, ha fatto bene alla cucina rendendola riconoscibile. Il problema più grosso è il poco senso critico di chi la guarda. La cucina in tv è pornografia pura, la puoi vedere e non toccare. Per cui va presa per quello che è, nella sua parte divertente».

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Venerdì 14 Giugno 2019, 05:01
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