Il pediatra in pensione: «Pronto a vaccinare anche io, aspetto la chiamata»
di Teodora Poeta

Il pediatra in pensione: «Pronto a vaccinare anche io, aspetto la chiamata»

C’è anche un pediatra veneto in pensione da 12 anni, naturalizzato in Abruzzo, a Casoli di Atri, dove ha trovato l’amore, tra i medici non più in servizio che sperano di ricevere la «chiamata alle armi», come l’ha definita lo stesso Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri. Si tratta di Roberto Perini, 70 anni, tra i primi, in Italia, ad aver inviato la sua candidatura in via telematica, sperando, in questo modo, di poter essere chiamato per far parte delle squadre dei vaccinatori in Abruzzo. Una vita intera dedicata alla medicina e più in particolare alla pediatria per amore di quei bambini che lui, dice, non avrebbe potuto avere perché omosessuale. «E così la scelta di crescere i figli degli altri».

Vaccini, l'Italia supera quota 100mila. Nel mondo somministrate oltre 12 milioni di dosi


Di fronte alla pandemia, Perini non se l’è sentita di tirarsi indietro. E ancora una volta ha dato dimostrazione di altruismo. Alle ore 17 del 16 dicembre la sua candidatura sul portale dedicato al reclutamento del personale anche in pensione per i vaccini è stata accettata. «Ad oggi, però, non ho ancora ricevuto alcuna notizia», dice con un tono un po’ affranto. Proprio lui che nella sua vita non ha avuto paura di fare coming out, lasciare la sua terra d’origine e i suoi affetti per ricongiungersi con l’uomo che è poi diventato suo marito a settembre del 2016, un operaio teramano. «Io ho scelto l’Abruzzo come sede per la vaccinazione perché ormai è qui che vivo con mio marito – racconta -. E’ una terra alla quale mi sono legato, dove ci sto per amore anche della sua gente». Se lo dovessero rifiutare, com’è già successo per altri medici, motivo di polemiche in questi giorni, sicuramente ci rimarrebbe male.

Vaccino, il Lazio va veloce. La Lombardia parte a rilento


«Io ci conto molto sulla convocazione nella squadra dei vaccinatori per chiudere così la mia carriera perché mi sono sempre battuto per la vaccinazione e sono un esperto – spiega -. Se non mi dovessero chiamare, forse è perché ormai sono in pensione già da parecchi anni, ma sicuramente se ci fosse un colloquio orale, io li “asfalterei” tutti perché mi sono sempre tenuto aggiornato». Perini è un pediatra che ancora oggi riceve telefonate dalle mamme dei sui vecchi piccoli pazienti, tutti diventati giovani donne o uomini. «Quando gli chiedo la loro età, mi viene da ridere. Ormai sono grandi, non hanno più bisogno del pediatra».
Eppure quelle mamme è ancora da lui che vogliono il parere medico. Agli inizi degli anni ’80 la sua tesi di specializzazione in Igiene è stata sull’Educazione sessuale nelle scuole elementari, un argomento che scandalizza qualcuno ancora oggi. Quando era all’ultimo anno della facoltà di Medicina a Padova, e dopo sette anni di fidanzamento con una donna, ha capito realmente come stavano le cose nella sua vita. «Ci dovevamo anche sposare e volevamo 5 figli dei quali avevamo scelto pure i nomi», che elenca tutti. «Ma poi ci siamo lasciati perché ho capito che quella di fare il marito non era la mia strada». «Era il ’76 e all’epoca neanche si sapeva che poi ci sarebbe stata la possibilità dell’utero in affitto o dell’adozione per le coppie omossessuali e così io ho scelto di crescere i figli degli altri e di fare il pediatra». Dopodiché sono arrivate altre specializzazioni con brillanti risultati accademici. Perini, infatti, è pure igienista e psicoterapeuta, nonché antesignano della tesi della somministrazione del vaccino anti papilloma virus pure nei maschi per prevenire il tumore. E’ per questo che lui oggi continua a gran voce a sostenere la battaglia pro vax.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 7 Gennaio 2021, 12:34
© RIPRODUZIONE RISERVATA