Covid, muore il fotografo di gabbiani e tramonti. Gli amici: «Guerino ci mancherai»
di Mila Cantagallo

Covid, muore il fotografo di gabbiani e tramonti. Gli amici: «Guerino ci mancherai»

Guerino Di Francesco se ne è andato come i gabbiani che amava immortalare. Appassionato di fotografia e della sua Pescara, aveva conquistato amici e followers sul web con i suoi scatti spettacolari: tramonti, spiagge, pescatori, boschi, colline e panorami notturni di Pescara. L’ultima immagine, pubblicata giovedì scorso, ritraeva un pensionato intento a giocare a carte nella Pineta Dannunziana. Poi un malore improvviso, il trasporto in ospedale a bordo di un’ambulanza del 118 e la diagnosi del Covid-19, impietosa per un paziente di 74 anni con pacemaker. Poche ore dopo il ricovero nel nosocomio pescarese, l’anziano è entrato in coma.

Covid, i carabinieri bloccano il funerale: nella bara c'è la salma sbagliata, choc a Sulmona


Il trasferimento nel reparto di rianimazione e 4 giorni di terapia intensiva non sono serviti a salvagli la vita, lunedì sera il suo cuore ha cessato di battere. Agente di commercio in pensione, Guerino viveva a Portanuova da quando, qualche mese fa, si era separato dalla moglie. Non aveva figli ed i nipoti erano gli affetti più cari. Giuseppina Amoroso, figlia della sorella del fotografo, lo ricorda così: «Zio Guerino era amato da tutti per il carattere allegro, la passione per la natura, gli animali, la sua gente. La voglia di vivere di mio zio era straripante e contagiosa, è ciò che più ci mancherà di lui. Avremmo dovuto trascorrere insieme il Natale ma nessuno, senza di lui, avrà voglia di festeggiare».

 


Da tifoso di calcio, il fotografo era rimasto colpito dalla morte di Paolo Rossi a cui aveva dedicato uno degli ultimi post su Fb. Camillo Chiarieri, guida turistica della Regione, saluta con parole di affetto l’amico scomparso: «Un fotografo meraviglioso dalla grandissima sensibilità - scrive- la “sua” Pescara, il fiume, il mare, erano luoghi magici, dai riflessi dolci e incantevoli. Molte delle immagini delle mie conferenze erano sue, gli avevo chiesto anni fa di usarle citando l’autore, mi aveva risposto che non ce n’era bisogno. Lui era così, una persona gentile, disponibile. Per questo stampai il nome su ogni singola fotografia ringraziandolo pubblicamente ogni volta. Aspettavo sempre l’ultimo scatto, lo attenderò invano al prossimo evento, alla prossima passeggiata». Gianni Iovacchini, scrittore e critico fotografico docente Fiap, loda le doti professionali e umane dell’amico Guerino: «Era uno dei pochi sostenitori di una fotografia semplice, senza artifici. Lo stimavo tanto e per questo lo avevo coinvolto miei corsi e workshop tenuti da me. Lui aveva sempre accettato con entusiasmo. L’ultima collaborazione risale a febbraio, in occasione di una mostra fotografica allestita all’Aurum. Guerino pubblicava i suoi scatti all’interno del gruppo fotografico che gestisco su Fb. L’ultimo, quello di un trabocco, l’aveva postato 3 giorni prima di morire. Passeggiando sul Ponte del mare o al Parco D’Avalos, era facile incontrarlo con la sua inseparabile macchina fotografica. Un giorno gli chiesi perché riprendesse sempre i gabbiani, mi rispose che gli piacevano troppo. Osservai che il gabbiano era la creatura in cui il suo animo nobile si rispecchiasse meglio ed oggi ne sono ancora più convinto». 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 16 Dicembre 2020, 09:27
© RIPRODUZIONE RISERVATA