Insegnante no-pass non può entrare a scuola: lezioni in strada
di Patrizio Iavarone

Insegnante no-pass non può entrare a scuola: lezioni in strada

Il contratto lo ha firmato agli inizi di settembre su una scrivania all'aperto, perché a scuola non l'hanno fatta entrare senza green pass. Dopo dieci anni di precariato, finalmente la firma per un posto di ruolo alla scuola dell'infanzia Fontamara di Collarmele (sede distaccata di quella di Pescina), dove però, Alba Silvani (foto), 62enne di Sulmona, quasi sicuramente non potrà prendere servizio. Non vaccinata e contraria a questo vaccino, quello contro il Covid, non ha intenzione neanche di sottoporsi al tampone di controllo ogni due giorni come richiede il decreto-legge varato dal Governo.

«E' una questione di principio - dice- una discriminazione per chi non è vaccinato, quando il vaccino non è obbligatorio». Il tampone naso-faringeo lo ritiene fastidioso, oltre che costoso, e potrebbe ripensarci se i controlli si facessero con i test salivari. Per il momento, però, la lezione la farà in strada con una protesta: uno sciopero della fame che porterà avanti da oggi e per questi cinque giorni che molto probabilmente la separano dalla formale sospensione dall'insegnamento, come prevede la normativa. Dalle 8,30 alle 13,30 la signora Silvani presidierà quindi i cancelli della scuola di Collarmele, cercando di far capire il suo punto di vista e la sua contrarietà all'obbligo del green pass per gli insegnanti.


Una protesta anticipata con una lettera inviata ieri al ministro dell'Istruzione, Bianchi e nella quale denuncia il valore «non necessario e discriminatorio del green pass». «Non necessario perché non c'è nessun bisogno di imporlo ad una categoria, come gli insegnanti, che ha raggiunto il traguardo del 92% di vaccinati e quindi ha superato l'obiettivo della immunità di gregge- scrive la donna-. Discriminatorio perché l'obbligo del tampone imposto agli insegnanti ogni 48 ore, non solo è fortemente invasivo e insostenibile sia sul piano sanitario che economico, ma rappresenta una discriminazione rispetto ad altre categorie come, ad esempio, i parlamentari e i lavoratori del Parlamento che possono entrare senza nessun obbligo di green pass». «Io non nego l'esistenza del Covid- aggiunge a voce la donna- ma la ritengo una malattia come le altre di cui io non ho paura. Non mi fido di questo vaccino e ritengo che il tampone debba essere fatto anche ai vaccinati. Mi dispiace, perché dopo tanti anni di attesa e due concorsi, finalmente quest'anno sono entrata di ruolo». Contratto firmato e presto destinato a essere sospeso.


Ultimo aggiornamento: Lunedì 13 Settembre 2021, 08:03
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