Il medico del 118: «Ammalarsi di Covid per noi significa restare senza stipendio»
di Tito Di Persio

Il medico del 118: «Ammalarsi di Covid per noi significa restare senza stipendio»

«Sono rimasta tre ore in ambulanza davanti al pronto soccorso di Atri con una donna in gravi condizioni positiva al Covid. E non solo una volta, ma più volte». A raccontare il picco dell’emergenza è Giuliana Gualtieri, medico del 118 della Asl di Teramo. «Quotidianamente stiamo vivendo in un vero girone dantesco. In più noi medici in prima linea, anche in questo periodo di pandemia, siamo senza la tutela della malattia. Se ti ammali di Covid rimani senza stipendio. In questa situazione sono venuti al pettine tutti i nodi di un’organizzazione nel nostro sistema sanitario territoriale che va rivista al più presto perché fa acqua da tutte le parti».

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Poi la dottoressa Gualtieri spiega - anche sulla scia delle polemiche che in questi giorni hanno avuto rilevanza nazionale e probabilmente finiranno in tribunale come la vicenda dei genitori dell’avvocato Giordano Domenico e dell’invalido di Silvi Marina che attende da 35 giorni il tampone - cosa sta accadendo. Quando arriva una chiamata al 118, inizia una serie di tappe. «Si parte con un triage telefonico: lei è stato visitato? Ha già avuto altri contatti telefonici con noi? Insomma si inizia con una serie di domande, che gli operatori dovrebbero riferire al personale sanitario Usca - dice Gualtieri - Al momento, però, i medici Usca sono senza un protocollo che preveda la visita domiciliare quotidiana. Ma dovrebbero fare vigilanza a distanza e occuparsi della richiesta di tamponi. Il personale è molto ridotto, due sanitari per decine di migliaia di pazienti, e fa quello che può». Ovviamente, non sono organizzati come il 118 che chiami a ti vengono in casa per le urgenze.

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«L’unico medico che in questa fase dovrebbe vedere i pazienti è quello di famiglia. Purtroppo, alcuni di loro, tramite i sindacati, hanno chiesto di essere dispensati dall’obbligo di accedere al domicilio di pazienti positivi - spiega il medico del 118 - E il Tar ha dato loro ragione perché non hanno i Dpi corretti, la garanzia di un percorso sporco e pulito, l’opportunità di svestirti in un certo modo per non contaminare l’auto e la sanificazione ad ogni visita del mezzo». Lacune che sono costate ad oggi la vita a 200 di loro in Italia. «Quando la situazione precipita – conclude la dottoressa – interveniamo noi del 118 per portarli in ospedale. Non possiamo fare altro. Nemmeno i tamponi rapidi perché siamo stati dispensati dal farlo. E anche per questo ci sono persone che attendono da più di un mese i test».


Ultimo aggiornamento: Sabato 21 Novembre 2020, 16:07
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