Si impicca a 23 anni: il prof la molestava
​ma lei doveva risarcirlo di 40mila euro

Si impicca a 23 anni: il prof la molestava
ma lei doveva risarcirlo di 40mila euro

FAENZA - Una storia assurda, paradossale, che mette in luce le debolezze del sistema giuridico italiano. E ha mietuto una vittima, giovanissima, appena 23enne, che ha compiuto l'insano gesto di farla finita, impiccandosi nella sua cameretta.



Tutto ha avuto inizio circa 8 anni fa, quando, secondo il racconto della vittima (che chiameremo con il nome di 'fantasia' Angela) un prof l'avrebbe palpata e baciata nell'ascensore della scuola. Insegnanti e studenti si dividono: in pochi credono alla ragazza, che rimane praticamente sola contro tutti.

Nonostante questo, l'insegnante viene condannato in primo grado. Ma non finisce qui, anzi, la vicenda inizia proprio ora. Il prof deve scontare una pena di quattro anni, ridotti successivamente a tre. Oltre al risarcimento di 60.000 euro ai genitori della ragazza.



Ma qui arriva il colpo di scena: prima della sentenza, l'insegnante si 'spoglia' di tutti i suoi averi materiali: azzera i conti in banca, cambia residenza, vende l'auto e tutte le sue proprietà.



"La famiglia, per ottenere quei 60mila euro, a parziale risarcimento del calvario della figlia, reagisce con una nuova denuncia, per «frode ai creditori con manovre elusive» e chiede il sequestro dei beni dell’imputato. Indaga anche la Finanza e a carico dell’insegnante arriva una nuova condanna, in sede penale, a due anni - si legge su Libero - È il 3 febbraio 2011 e il docente si affretta ad annunciare il ricorso in appello, ma la sentenza ha ancora da venire. In parallelo – e qui arriva il colpo discena – procede la causa civile. Mamma e papà di Angela si rivolgono a un avvocato, che tra le altre cose chiede che sia sentita anche la guardia di finanza, che aveva già ricostruito le repentine transazioni del prof. La richiesta viene negata. Il giudice fa a meno delle risultanze delle Fiamme gialle e si rivolge a un perito, un commercialista, incaricato di verificare i movimenti di denaro e quelle transazioni sospette che spogliarono l’insegnante dei suoi beni, pochi istanti prima della sentenza per le molestie. Il perito se la cava con qualche scontrino e un po’ di carte, ma il lavoro dei finanzieri -che aveva portato alla condanna penale – sembra non volerlo tenere in alcuna considerazione".



La causa penale va avanti, ma procede anche quella civile, con la sua sentenza davvero assurda: il sequestro dei beni viene revocato e i genitori della ragazza sono costretti a pagare 40.000 euro al prof, come risarcimento.



Da qui il dramma, la decisione della ragazza di togliersi la vita per colpa di una sentenza che mette in ginocchio il sistema giuridico della nostra Italia.



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Mercoledì 2 Luglio 2014 - Ultimo aggiornamento: 03-07-2014 09:15
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4 di 4 commenti presenti
2014-07-02 18:08:38
Schifo totale Ma che razza di giustizia è questa? Il ministro della giustizia che fa? Non manda gli ispettori per capire che è successo? Vergogna!Ma sono anche le leggi del nostro bel parlamento che fanno schifo sempre garantiste con i delinquenti, a pagare è sempre la vittima. Povera ragazza non riesco ad immaginare il dolore della famiglia.
2014-07-02 17:55:00
assurdo non ci sono parole, ma vorrei sapere se sia successo un caso del genere in qualche altro paese del mondo
2014-07-02 16:44:36
Orrore Adesso, in un mondo giusto, il giudice dovrebbe pagare del suo errore e della sua superficialità!
2014-07-02 15:52:00
che bella sentenza ora avete un\'altro morto sulla coscenza.
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