Trifone e Teresa, è stata 'esecuzione militare':
"Quella tecnica per uccidere in pochi secondi"
di Cristina Antonutti

Trifone e Teresa, è stata 'esecuzione militare':
"Quella tecnica per uccidere in pochi secondi"

PORDENONE - Nessun appello al killer di Trifone e Teresa, perché non si può parlare a un mostro «che ha ucciso un amore», come dice mamma Eleonora. Ma a chi ha visto e continua a tacere, probabilmente perché teme per la sua vita, quello sì, è stato rinnovato in televisione «per far capire a tutti che l'assassino non può restare a piede libero».



È per questo motivo che, dopo la fiaccolata a Pordenone, Francesco Ragone ed Eleonora Ferrante, accompagnati dal figlio Gianni, sono comparsi per la prima volta in uno studio televisivo, quello di Canale 5, dove venerdì sera è andato in onda "Segreti e delitti". Hanno ribadito che per loro il movente resta inspiegabile, che se avessero avuto il sentore che Trifone fosse stato in pericolo si sarebbero subito mossi. Stanno cercando la verità. Continuano a collaborare con gli inquirenti fornendo spunti d'indagine, particolari a cui inizialmente non avevano dato peso e adesso guardano sotto una nuova luce.



Il sospetto che a uccidere sia stato un killer professionista, lascia aperta anche l'ipotesi di un'esecuzione di stampo militare, attribuibile a una persona addestrata per uccidere. Freddo, preciso, l'assassino non ha lasciato al caporal maggiore Ragone il tempo di reagire. Si è avvicinato alla macchina e ha esploso sei colpi in rapida successione. A "Segreti e delitti" si è anche fatto riferimento a una tecnica militare, diffusa tra marines e corpi speciali, che insegna a uccidere in pochi secondi e in spazi angusti. E si è vagamente accennato a un'altra storia violenta che si intreccia con il delitto dei fidanzati di Pordenone: riguarderebbe un giovane ingaggiato per missioni sotto copertura.



Si è poi parlato della semiautomatica 7,65 usata dal killer. Un modello non recente e un po' usurato, aveva anticipato il procuratore Marco Martani. L'ex comandante dei Ris, Luciano Garofano, ha parlato di tracce di ruggine, precisando che fenomeni di ossidazione sono frequenti in armi che non vengono usate da tempo (o comunque conservate senza cura), nonché di un componente che sarebbe stato sostituito. Ed è stato anche ricordato che le calibro 7,65 in Italia erano in dotazione al Corpo forestale negli anni Sessanta e ai corpi speciali.











I genitori di Trifone non escludono che il killer conoscesse il figlio e che proprio per questo il giovane carrista sia stato avvicinato senza problemi. La madre ha descritto Trifone come un ragazzo semplice, cresciuto con il senso della famiglia e innamoratissimo della fidanzata. «È sempre stato responsabile, un fratellone - ha detto -. Lui mi ha sostenuto quando è nata la sorella, era lui che l'accudiva». È stato ricordato che voleva entrare nel gruppo sportivo delle Fiamme gialle. E mostrato un video in cui il carrista-atleta si esibisce in una trentina di flessioni con un pesante zaino militare sulle spalle. «Abbiamo deciso di indossare i suoi vestiti - hanno infine detto il padre e il fratello - così quando ci vedono pensano a Trifone». E non dimenticano.
Lunedì 27 Luglio 2015, 11:29