"Da Napoli il 90% degli euro falsi nel mondo".
Maxi-blitz in Campania, cinquanta arresti
di Mario Fabbroni

"Da Napoli il 90% degli euro falsi nel mondo".
Maxi-blitz in Campania, cinquanta arresti

ROMA - Il capolavoro è stato questo: rifilare ad un tedesco una banconota da 300 euro. Taglio mai esistito per la divisa continentale. A chiunque sarebbe balzato agli occhi che si trattava di una clamorosa truffa.





Invece la banda dei falsari “made in Naples” c’è riuscita, al contrario del povero Totò che - nel film “La banda degli onesti” - non riuscì a spacciare neppure una delle diecimila lire stampate con Peppino De Filippo grazie al ritrovamento di una matrice (autentica) della Zecca di Stato.











Niente film, però. Stavolta i carabinieri hanno smascherato una rete, la “Napoli Group”, che ha inondato l'Europa e il mondo di banconote e monete false ma clonate così bene da mettere in allarme la Bce. Undici le organizzazioni scoperte ciascuna con compiti specifici: dallo stoccaggio al trasporto allo smercio delle banconote. Un’indagine dai grandi numeri quella coordinata dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice e dai pm Giovanni Conzo e Gerardina Cozzolino. Gli investigatori hanno individuato una stamperia clandestina ad Arzano (Napoli) e una zecca a Gallicano (Roma). Sconvolgente il coinvolgimento diretto di Domenica Guardato, la mamma della piccola Fortuna vittima di abusi, morta(forse uccisa) dopo essere caduta da un balcone a Caivano. Per lei è stato disposto il divieto di dimora a Caivano. Avrebbe acquistato consistenti quantità di banconote contraffatte da Giuseppe Manzo, un vicino di casa.



In due anni sono state arrestate in flagranza una trentina di persone: sono 29 gli arresti in carcere, 10 ai domiciliari, 12 di dimora e cinque obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. È stato calcolato che alla sigla “Napoli Group” - ovvero diverse organizzazioni, ciascuna autonoma - è riconducibile addirittura «il 90% dell'intero traffico mondiale di euro falsi», come ha sottolineato il procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo.

Nelle intercettazioni le monete venivano indicate anche come «scarpe», «pavimenti», «cartoline» e «gnocchi». Poi «Cosariello», «ambasciata», «l’americano» (per indicare il dollaro). Denaro ma non solo: falsificati anche “Gratta e vinci” e marche da bollo.

Mercoledì 26 Novembre 2014, 09:15