Renato Zero in teatro con attori e orchestra per i 50 anni di carriera: "Ho lo stesso entusiasmo di sempre"

«Il pop mi stava stretto. Così ho guardato alla musica sinfonica, alle melodie della lirica. E mi sono allargato: sarò nei teatri con un'orchestra di 61 elementi, 30 coristi e 7 attori». Di questo show totale, Zerovskij... solo per amore è l'antipasto su cd, a suggello dei cinquant'anni di carriera di Renato Zero.

Chi è Zerovskij?
«Ho giocato sull'omaggio a una patria della lirica, la Russia, e Zero è stato coniugato in Zerovskij».

E nello show che cosa succede?
«Ci saranno anche altri brani e i sette attori impersoneranno Adamo ed Eva, la vita, la morte, odio, amore e il tempo. Sentiremo le loro impressioni sulla vita di oggi».

In Ti do i voli miei si definisce «anima controvento» nel «viavai di noia e mediocrità». Che cosa l'annoia?
«Io prima mi sentivo solo per le piume di struzzo, per la mia diversità. Oggi mi ritrovo solo nel cercare risposte a questa noia, spia di un malessere sociale. Se non scattano entusiasmi, si vive male».

Non ci sono altre anime controvento?
«Ne vedo poche. Ma si può ancora attingere a testimonianze importanti. Penso all'attualità di Pasolini, di Kerouac, al percorso visionario e amaro di Dario Fo e Franca Rame. Forse abbiamo avuto troppi genii tutti insieme, in un paio di decenni».

A proposito di piume di struzzo, come va con la comunità gay?
«Abbiamo superato le incomprensioni, se Dio vuole».ù

Era paradossale, in effetti. Ricordo che Mi vendo, all'epoca, scandalizzava le mamme dei miei compagni di scuola...
«Il mio percorso parla per me. Non facciamo l'errore di chiedere alla Gioconda perché sorride. Ho sempre combattuto contro le discriminazioni, contro atteggiamenti ingiusti e feroci verso una certa tipologia di persone. Ma siamo 7 miliardi, è impossibile mettere d'accordo tutti».

Dopo 50 anni, quanto si sente cambiato?
«L'albero ha tanti rami e tante foglie. Ma se c'è un progetto di fondo, cambiare significa solo arricchirsi. Sono rimasto me stesso, ma sono anche in pace con il mondo».

È questa la differenza?
«Quando vieni ignorato, o ti chiudi e diventi cibo per l'analista, o prendi un'arma e fai fuori qualcuno, o ti vesti da clown, saluti da una mongolfiera, ti fai prendere in braccio da un orso polare. Oggi sono riuscito ad avere visibilità e un peso specifico nella vita di molti italiani».

Che cos'è la Putti & Cherubini Spa?
«Lo vedrete nello show. È una società Solo per amore, un modo di garantire al padreterno un mio impegno ancora più forte a favore dei più deboli».

Come vede la musica italiana di oggi?
«C'è un po' di insicurezza, rispetto agli anni 70. Abbiamo perso Battisti, De André, Dalla, Daniele... colleghi che erano uno stimolo per i giovani. Io ho quasi 67 anni e sono ancora qui con il mio entusiasmo, ma la loro assenza pesa».

Il suo primo 45 giri, Non basta sai, era prodotto da Boncompagni, che ricordo ha di lui?
«Era una forza della natura, un innovatore. Ha avuto intuizioni come me, come Nicoletta (Patty Pravo, ndr) e tanti altri».

A proposito di innovatori scomparsi, il Bowie glam l'ha influenzata?
«Se scoppia un temporale a Piazza del Popolo lo sanno tutti, se scoppia a Roccasecca non lo sa nessuno. Il fatto che io fossi Bowie prima di lui lo sanno quelli che mi hanno frequentato a Piazza Navona. Bowie lo apprezzo, ma in quegli anni questa ricerca edonistica, l'idea di rappresentarsi a 360 gradi, era nell'aria. Anche tra gli hippy, non si facevano tutti le canne, c'era chi leggeva. Io ho prediletto la chitarra».

Qual era il suo obiettivo, alla fine?
«L'arte a tutto tondo, ho sfiorato anche Brecht con Il Carrozzone. E poi lasciare partiture che cantassero anche a distanza di 20 anni: da Il Cielo ai Migliori anni, da Amico a Più su, penso di esserci riuscito. Perché se resti solo inchiodato nel juke-box, ndo vai?».

Di tutte queste canzoni, ce n'è una che sente più sua di tutte?
«Sì, la prossima».

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