Anna Foglietta: «Sono andata dallo psicologo per diventare una mamma narcisista»

VENEZIA - Protagonista di Un giorno all'improvviso, film di Ciro D'Emilio presentato ieri a Venezia (Biennale Cinema) sul rapporto tra una madre difficile e il figlio aspirante calciatore, Anna Foglietta si è scoperta ambasciatrice convinta del cinema contro. E non solo.
Chi è il suo personaggio?
«Una donna che soffre di una malattia precisa: il narcisismo patologico. È autolesionista, e se non si sente riconosciuta diventa violenta e collerica».
Come lo ha preparato?
«Mi sono rivolta a uno psicoterapeuta. Inoltre produttore e regista hanno dedicato alla preparazione del film due mesi interi. Bastava un errore per farla scadere nel patetico».
Non è il primo film di Venezia su una madre problematica...
«Ma è la scoperta dell'acqua calda! Per una donna diventare madre è un evento critico: se sei una persona equilibrata lo superi senza tragedie, altrimenti sono guai. Sono una grande sostenitrice della psicoterapia. Penso che nella vita dovremmo farla tutti, non solo le madri».
Oggi a Venezia passa in concorso l'unico film di una regista. Perché solo una?
«Colpa nostra, se c'è una sola regista è perché le donne fanno pochi film».
E perché?
«Perché non siamo abbastanza emancipate. La rivoluzione dobbiamo ancora farla. Ci manca il coraggio di fare il grande salto, l'ambizione, la forza di prendere la parola. Dobbiamo diventare più sicure di noi stesse».
Questo film, Il Contagio, La mafia uccide solo d'estate: ha voglia di impegno?
«Sì. È esplosa la mia vera natura».
Ma gli attori fanno bene a commentare la politica?
«Se si riferisce a Riondino contro Salvini, credo che la risposta di Salvini sia stata molto poco elegante. Gli attori hanno il dovere di parlare: contro una simile potenza mediatica, sono gli unici che riescono a farsi sentire».

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