Alessio Bernabei: «Basta dischi di plastica, adesso scelgo io»

Per certi versi, Alessio Bernabei sta compiendo un percorso suo personale. Di crescita, come dice lui. “Sono sicuro che si tratta di un traguardo che non ho ancora raggiunto, in cui ci metto tante cose: la musica, la carriera artistica ma anche i fan, la famiglia. Vorrei diventare padre un giorno, dare ai miei genitori ciò che loro hanno dato a me. Lo farò. Adesso posso ancora pensare un po’ a me stesso, a fare dischi e concerti. Vorrei persino morire un giorno sul palco come accaduto a Mango. Sarebbe la morte migliore per chi come me vive di musica”. Racconta tutto questo in occasione della presentazione del suo secondo album solista. “Una bella scommessa”, dice. Il disco si intitola “Senza filtri” ed esce oggi nei negozi.

E’ così difficile registrare un disco?
“Mi piace pensare che in fondo le canzoni, una volta scritte, devono piacere per primo a me. E non è affatto semplice scegliere e capire davvero cosa sono io in un determinato momento e quale musica mi rappresenta meglio. Forse è una questione di esperienza, forse non si può mai dire subito se una canzone è quella giusta. Sta di fatto che questa volta ho voluto metterci qualcosa in più di mio ed è stato più faticoso scegliere”.   

Significa che in passato non è stato soddisfatto di ciò che ha fatto?
“Con i Dear Jack, di cui ho fatto parte sino al 2015, ho solo fatto dischi di plastica. Ora, a cominciare dal primo mio album solista mi sento più libero. Sto facendo esperienza, piano piano. Sono molto più consapevole delle cose che faccio”.

E questa esperienza cosa le insegna?
“Umiltà nel mio lavoro e pensare che in futuro si potrà fare sempre di meglio e avere anche una vita privata appunto. Il successo all’inizio mi metteva in imbarazzo. Uscivo con il cappuccio della felpa calato in testa per non farmi riconoscere. Adesso, so apprezzare chi mi chiede un autografo per strada”.

Meglio Sanremo o meglio i concerti?
“Sanremo, dove ho partecipato per tre volte, mi ha dato tanto. Come si può negare quanto sia un’incredibile vetrina. Ma poi il palco ha tutto un altro sapore. Per me sta diventando quello che più mi mette a mio agio. E davvero, dovessi pensarci, vorrei morire lì sopra”.

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