MDLSX, all'Elfo l'identità di genere attraverso la riflessioni di un corpo neutro

Ci sono spettacoli a cui è giusto augurare lunga vita. MDLSX dei Motus (di ritorno al Teatro dell'Elfo da oggi al 23 giugno), è senza dubbio fra questi. Perché affronta il tema dell'identità di genere con l'impudicizia di una poesia che non conosce falsi moralismi ma immergendosi nell'autobiografico lo trasforma in gesto politico. 

In scena c'è Silvia Calderoni, attrice feticcio della compagnia romagnola che si mette a nudo raccontando, nella forma di un lisergico dj/vj set a ritmo di Rem e Smashing Pumpkin, lo scandalo della sua ribellione. Misterioso, emozionante corpo androgino che si rifiuta di scegliere se essere maschile o femminile. E così abbatte barriere e filtri per donarsi in una confessione dove i ricordi personali, corredati da foto e filmini di famiglia, intarsiano i frammenti di una drammaturgia composita (firmata con Daniela Niccolò, anche regista insieme a Enrico Casagrande) che prevede riferimenti a un'ampia letteratura da Judith Butler al Cyborg Manifesto di Donna Haraway, senza dimenticare suggestioni da Middlesex, lo strepitoso romanzo di Jeffrey Eugenides. 

In questa performance ci sono le ferite, ma soprattutto c'è l'energia disarmante di chi si sente in divenire continuo, identità plurale, creatura multipla come una sirena che cerca la felicità ma non la baratta con l'accettabilità sociale.

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