'Laika', Ascanio Celestini porta al Parenti le storie degli ultimi (Gesù compreso)

Ci ha raccontato le fabbriche e le periferie, gli ospedali psichiatrici e le guerre, gli schiavi di ieri e gli sfruttati di oggi. Navigando al largo della retorica e del pietismo, perché la sua affabulazione gentile e implacabile si nutre di poesia, di invenzioni linguistiche, di luminosi lampi di comicità.

Lui è Ascanio Celestini, maestro di un teatro di parola che prende spunto dalla cronaca ma vola sulle ali della fantasia. Il suo nuovo spettacolo che domani debutta al teatro Franco Parenti, si intitola “Laika”, come la cagnetta che i russi spedirono nello spazio, ma che qui c’entra poco se non perché era un cane di strada. E di strada sono i protagonisti di questo racconto che immagina un bizzarro Gesù di ritorno sulla terra: il suo obiettivo non è redimere l’umanità, ma solo osservarla, come fa ogni giorno dalla finestra della sua casa di periferia. Fuori si muove un mondo ai margini, al suo fianco c’è Pietro (interpretato da Gianluca Casadei alla fisarmonica), che di occupa delle questioni pratiche: pensa alla spesa, ripara lo scaldabagno, fa piccoli lavoretti per guadagnare qualcosa.

Un Cristo molto contemporaneo, questo incarnato da Celestini, che prende su di sé paure, smarrimenti, dubbi di questi nostri tempi inquieti. «Con la crisi delle ideologie anche le religioni hanno subito un contraccolpo – spiega – il cristianesimo si trova a vivere le incertezze dei suoi inizi. Vorrei che queste incertezze passassero in maniera obbligatoriamente grottesca e ironica nel personaggio che porterò in scena, un povero Cristo che non può che agire come un essere umano tra gli esseri umani».

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