Roma, Spelacchio via da piazza Venezia: ora l'abete cerca casa

«Ai vostri nipoti direte: ho vissuto ai tempi di Spelacchio». Il nomignolo di un albero che diventa la parola dell'anno. E chi l'avrebbe mai detto che sarebbe finita così? L'abete imbarazzante e sfortunato divenuto il più famoso tra i 3mila miliardi di alberi del mondo in virtù della sua inadeguatezza a rappresentare il Natale tant'è che è morto prima, proprio lui, lo sfigato per vocazione, se ne va vantandosi sul suo profilo Twitter (sì Spelacchio ha anche un profilo su fb) di aver segnato un'epoca. Questa storia era cominciata malissimo il 2 dicembre, con un tweet sdegnato. C'era da non crederci a vedere quell'abete già agonizzante che veniva tirato su con le funi in piazza Venezia.
 
IL DESTINO
Secco e spoglio, povero e decadente. Smilzo. Sembrava lo specchio di una città in sofferenza. La Roma ai tempi di Spelacchio, cartoline da una Capitale che non è capace di fare un albero di Natale dignitoso, figuriamoci il resto. La felicissima definizione su Twitter è stata la fortuna di questo abete che ha capovolto la sua sorte ed esce di scena da star. Perché Spelacchio ha avuto successo, la gente gli scrive bigliettini e gli vuol bene mentre Povero Tristo l'albero dello scorso Natale, altrettanto misero, ha fatto pena dal primo momento all'ultimo? Vai a capirlo. Fatto sta che questa storia sta per finire con un tweet celebrativo, «ai tempi di Spelacchio...».

Domani l'albero sarà rimosso dalla stessa ditta che l'ha montato. Bye, bye Spelacchio. Che ne sarà di lui? Si saprà la prossima settimana, se ne discuterà in Comune in un incontro previsto a Palazzo Senatorio già nei primi giorni. Tante le ipotesi che circolano. Spostarlo in un altro punto della città perché continui ad essere l'albero dei desideri, tanti ormai i bigliettini che vengono lasciati ai suoi piedi. Tagliarlo a pezzi per farne souvenir da mettere in vendita. Trasformarlo in una casetta per mamme e bambini. Esporlo in un museo, si era addirittura parlato del Maxxi o del Macro. Voci smentite, non andrà in nessuno dei due musei. Spelacchio insomma non sa ancora qualche sarà la sua seconda vita, ma in Comune hanno ben chiaro che sarebbe un peccato non sfruttare la fama conquistata dall'abete rosso venuto dalla Val di Fiemme. «Un nuovo Pasquino», l'hanno definito.

Dagli insulti ai messaggi d'amore, «sei bellissimo», «ti voglio un sacco di bene». E ce ne vuole a vederlo bellissimo. Più basso (21 metri) degli altri alberi di Natale nelle piazze d'Europa, meno luminoso, più povero e soprattutto tristissimo. Già quando lo tirarono su, mostrò subito i segni di un'agonia prematura. Com'era possibile che fosse già così spoglio? Un mistero. Da qui era partito rigoglioso, assicuravano in Val di Fiemme. Senza radici, ovvio, perché altrimenti non sarebbe stato possibile il trasporto. Ma comunque ricco di fronde. Sarebbe dovuto restare così per almeno un mese e mezzo.

IL DECESSO
E invece, tra battute e imbarazzo, Spelacchio è stato dichiarato morto il 18 dicembre, ben prima di Natale. Prematuramente seccato. E via le ipotesi più astruse su questo inaspettato decesso: l'hanno avvelenato, il viaggio gli è stato fatale, troppi addobbi, non l'hanno slegato correttamente. Fatto sta che dopo aver speso circa 50mila euro, Roma si è ritrovata con l'albero di Natale più brutto del mondo. Così brutto da risultare tenero e anche simpatico. Ma non è stata l'immediata solidarietà con gli ultimi. All'inizio se ne parlava male, malissimo, ma se ne parlava. E a forza di sfottò, ironia, proteste e veleni social, ecco che Spelacchio ha conquistato fama. Tutti a fotografarlo, celebratissimo su Instagram. Vai Roma e non ti fai la foto con Spelacchio? E che ci vai a fare? Inquadrato più del Colosseo. Adesso questo albero indecente scende dal piedistallo e continuerà a far parlare di sé. Viviamo ai tempi di Spelacchio, come dire in un fumetto.

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