Porta Venezia, gli esercenti si autogestiscono. Opposizioni scettiche

Movida selvaggia a Porta Venezia, i locali si mettono in riga. Gli esercenti della zona si sono autodisciplinati, impegnandosi a non servire bevande alcoliche in bicchieri di vetro dopo le 21, a chiudere le serrande alle 2 di notte e annunciano un servizio cortesia per indicare ai clienti i parcheggi, invitandoli a non sostare in doppia fila e sui passi carrai, pena la minaccia di chiamare i vigili. 

È il patto promosso dall'Epam (l'associazione dei pubblici esercizi), suggerito dall'assessorato alla Sicurezza e sottoscritto già da 15 pub per dare un freno al divertimento smodato nel quartiere Lazzaretto, nell'isolato che si estende tra via Lecco e via Panfilo Castaldi. Si vuole migliorare, attraverso buone pratiche, la vivibilità della zona e il rapporto con i residenti che sono più volte insorti, denunciando anche al Comune «baccano, sosta irregolare, bottiglie di birra e mozziconi lasciati ovunque» e rivendicando il «proprio diritto al sonno». I titolari dei locali stilano un decalogo di norme: «Un documento che indica gli interventi per contrastare il degrado e le situazioni di disturbo», spiega Giuseppe Gissi, vicepresidente di Epam. 

Gli animi dei residenti del nuovo polo della movida però non si placano. Ad appoggiare la rivolta è il consigliere dell'opposizione del Municipio 3 Marco Cagnolati (FI): «Un protocollo che non sono in grado di rispettare. La situazione in via Lecco è totalmente fuori controllo e ormai è debole la speranza di un intervento serio delle istituzioni». La palla passa a Palazzo Marino. 

Nel distretto a due passi da corso Buenos Aires, i bar - più o meno eleganti, per attirare ogni tipo di clientela - sono spuntati come funghi e la zona, un tempo esclusivo punto d'approdo degli immigrati africani, ha cambiato volto: ora è assaltata dal popolo della notte, dall'happy hour all'alba.

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