Governo, aria di crisi. Renzi su Alfano: "Ministro di tutto e non arriva al 5%?"

Matteo Renzi tira dritto sulla legge elettorale e fa spallucce davanti alle proteste degli alleati di governo. Il nuovo sistema elettorale proporzionale, che piace a Pd, FI e M5s, potrebbe essere approvato alla Camera già i primi giorni di giugno e al Senato entro il 7 luglio. Ma il leader di Ap Alfano, che contesta l'alta soglia di sbarramento, promette battaglia e minaccia di abbandonare la maggioranza. «Assistiamo divertiti a queste dichiarazioni sul potere di ricatto e di veto dei piccoli partiti, ma fin qui i governi li ha fatti cadere Renzi».

Se venisse a mancare l'appoggio dei centristi, la crisi di governo sarebbe dietro l'angolo, a meno di inaspettati aiuti di forze dell'opposizione all'esecutivo Gentiloni. Ma Renzi non sembra preoccupato dall'eventualità di un ritorno anticipato alle urne, magari ad ottobre, e scarica l'alleato insistendo sulla necessità di una soglia di sbarramento al 5%. «Se dopo anni che sei stato al governo, hai fatto il ministro di tutto, non riesci a prendere il 5%, è evidente che non possiamo bloccare tutto» attacca il segretario Pd rispondendo alle accuse di Alfano. Il leader di Ap sta comunque pensando a una strategia per affrontare il voto con un Centro nuovamente riaggregato la cui leadership potrebbe essere affidata a Stefano Parisi. In ogni caso i rapporti fra Renzi e Alfano sembrano ormai deteriorati. Il ministro degli Esteri, infuriato per le parole del segretario Pd dice di non temere la soglia del 5% e quasi minaccia: «Con Matteo ci rivedremo nel prossimo Parlamento».

Ma a mettere a rischio Gentiloni e il suo governo potrebbe essere ancora prima il voto sulla manovra. Ieri infatti il testo è stato approvato con la fiducia alla Camera ma senza i voti degli ex bersaniani che contestano la norma sui voucher. Non ha partecipato al voto anche l'Udc che per la prima volta non ha votato la fiducia al governo. A Montecitorio la maggioranza non aveva problemi di numeri ma quando la manovra arriverà al Senato i voti di Mdp e Udc potrebbero rivelarsi determinanti. Se i ribelli' dovessero uscire dall'aula il governo Gentiloni avrebbe comunque la possibilità di ottenere la fiducia. Diverso il discorso se decidessero di astenersi ufficialmente, poiché al Senato l'astensione vale come voto contrario. 

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