Sara Pedri, la sorella della ginecologa scomparsa: «Il primario sapeva del suo disagio. Le lacrime in aula sono finte»

Emanuela Pedri, sorella della ginecologa scomparsa a Trento, parla di Sara e del processo per maltrattamenti e abusi di mezzi di correzione

Sara Pedri, la sorella della ginecologa scomparsa: «Il primario sapeva del suo disagio. Le lacrime in aula sono finte»

Saverio Tateo, ex direttore dell'Unità operativa di ostetricia e ginecologia dell'ospedale Santa Chiara di Trento, «sapeva benissimo del disagio di mia sorella. La telefonata in cui Sara, in malattia per stress da lavoro, chiedeva del suo futuro è stata la sua condanna». Emanuela Pedri, sorella di Sara Pedri, la ginecologa 32enne di Forlì scomparsa in Val di Non il 4 marzo 2021 dopo «mesi di incubo» per i quali l’allora primario di Ginecologia all’Ospedale Santa Chiara di Trento deve rispondere di maltrattamenti e abusi di mezzi di correzione, non ha dubbi: «Le lacrime del primario? Una messa in scena. Sapeva del suo disagio», racconta al Corriere della Sera. Venerdì 19 aprile, nell’udienza a porte chiuse Tateo si è commosso: «Non sapevo del suo disagio – ha detto – Mi disse che non si trovava bene e le risposi di farsi forza, che avremmo potuto aiutarla, trasferirla».

La strategia difensiva

Per Emanuela Pedri si tratta di una strategia difensiva: «Le lacrime sono finte – continua Emanuela Pedri nell'intervista al quotidiano milanese – Le dichiarazioni studiate a tavolino con i due legali. Nelle parole di Tateo vedo delirio di onnipotenza: conosceva benissimo il disagio di mia sorella». «Sara – racconta – ci chiamava tre volte al giorno, raccontava tutto. Incontrandola in corridoio, ormai piegata dai soprusi, le disse: “Se non ti riprendi non mi servi a nulla”. Da medico capiva cosa stava accadendo. Sara era genuina, autentica, quindi più esposta e attaccabile da parte di persone dispotiche con il potere di farlo. E non era la prima a crollare nel reparto», sostiene la donna.

Il dolore per la scomparsa di Sara Pedri

Il dolore per la scomparsa di Sara Pedri nei cuori della famiglia. «Sara è viva nell’attività di Nostos, l’associazione che ho fondato e, in tutta Italia, segue le vittime di mobbing. Abbiamo ricevuto un centinaio di segnalazioni, dieci solo nell’ultimo mese di cui tre già hanno preso la via legale. Sara non ce l’ha fatta», dice la sorella di Pedri al Corriere. Poi il racconto delle visite al lago di Santa Giustina, dove è scomparsa: ci siamo andati «quattro volte. La prima è stata drammatica, poi ci siamo sentiti a casa. I trentini hanno trasformato il lago nella casa di Sara, il posto dove ora è libera, dove serenamente ha voluto andare. Il regalo che ci ha fatto Sara è farci capire che il bene richiede tempo. Ora aspettiamo un risultato giusto, non punitivo». 

Il processo

Lo scorso 19 aprile, a porte chiuse, davanti al giudice dell'udienza preliminare Marco Tamburrino, l'audizione dell'ex primario Saverio Tateo sui presunti maltrattamenti nel reparto di ginecologia e ostetricia dell'ospedale Santa Chiara di Trento. Lo scorso 18 marzo era stata sentita la sua vice, Liliana Mereu, che non era presente in aula.

Le indagini per i presunti maltrattamenti sono seguite alla scomparsa della giovane ginecologa Sara Pedri, di cui si sono perse le tracce dal 4 marzo 2021. Tateo, ex primario, e Mereu, la vice, sono imputati di maltrattamenti in concorso e in continuazione e hanno sempre respinto ogni addebito. 

 

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