Marmolada, 7 morti: chi erano le vittime. I dispersi sono 10 italiani e tre cechi. Draghi commosso a Canazei

La valanga nel tratto che porta da Pian dei Fiacconi a Punta Penia per la via normale alla vetta della Marmolada

La valanga di ghiaccio crollata sulla Marmolada ha un bilancio ufficiale, per quanto parziale: sono sette le vittime, di cui tre identificate, e 8 feriti di cui due in condizioni delicate, secondo quanto riferito dal presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti. Sono invece 13 i dispersi per i quali i familiari si sono fatti vivi con le autorità perché non rientrati a casa: dieci sono italiani e tre di nazionalità ceca.

 

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Le vittime identificate sono Filippo Bari, guida alpina, Tommaso Carollo e Paolo Dani: i nomi delle altre 4 vittime al momento non sono stati resi noti. Delle automobili presenti al campo base ve ne sono ancora quattro e degli occupanti non vi sono notizie: hanno tutte targhe straniere (una tedesca, due ceche e una ungherese), comunica il Soccorso alpino trentino. Un escursionista austriaco che figurava nella lista dei dispersi è stato contatto dalle autorità consolari austriache ed ha dato notizie poco fa, fa sapere la Provincia di Trento. 

 

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Chi erano le vittime: Filippo, Tommaso e Paolo

 

Filippo Bari, residente a Malo, in provincia di Vicenza, aveva 27 anni e lavorava in una ferramenta di Isola Vicentina. Appassionato della montagna ma anche di musica rock, aveva una compagna ed un figlio di 4 anni. Ieri, prima della tragedia, aveva inviato un ultimo selfie ad amici e parenti proprio dalla Marmolada. Tommaso Carollo era una manager di 48 anni di Thiene, e molto conosciuto nell'Altovicentino. Paolo Dani, infine, era una guida alpina di Valdagno, molto apprezzata e stimata da colleghi e amanti della montagna. Aveva 52 anni ed era molto conosciuto per la sua esperienza.

 

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Il lavoro dei soccorritori è proseguito con l'uso di droni dotati di termocamere, che hanno sorvolato nella notte la Marmolada. «Le tragedie che stiamo vivendo con il cambiamento climatico ci devono spingere a cercare urgentemente nuove vie rispettose delle persone e della natura», è il monito di Papa Francesco, che in un tweet assicura la preghiera «per le vittime del crollo sul ghiacciaio della Marmolada, e per le loro famiglie».

 

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Nei sopralluoghi è stato impegnato personale della Protezione Civile trentina, con il supporto del soccorso alpino e dei Vigili del fuoco. A Canazei (Trento) è stata allestita la centrale operativa che sta coordinando le operazioni di soccorso e ricerca, e dove verrà fatto il punto della situazione sulla tragedia. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha chiamata questa mattina il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, e il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, per esprimere solidarietà ai familiari delle vittime, oltre che riconoscenza ai soccorritori e vicinanza alle comunità locali.

 

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A Canazei stanno arrivando da questa mattina parenti e familiari dei dispersi per chiedere notizie dei loro cari. Sarebbero stati identificati i proprietari delle 16 auto che ieri sera erano state ritrovate nei parcheggi attorno a Passo Fedaia, mentre ci sarebbe un'altra decina di veicoli parcheggiati di cui ancora non si conosce il proprietario. Squadre di soccorritori sono state inviate in mattinata nella zona del disastro, per l'avvistamento di alcuni resti sulla colata di ghiaccio e neve, come riferito dall'assessore veneto alla Protezione Civile, Gianpaolo Bottacin. Le ricerche, ha precisato, sono state riavviate dopo che l'ispezione con droni sulla zona ha portato ad individuare «alcuni elementi». 

 

Draghi commosso a Canazei

 

«Oggi sono qui a Canazei per rendermi conto di persona di quel che è successo e, vi assicuro, è molto importante essere venuti». Essenziale come sempre nelle parole e negli atteggiamenti, ma stavolta addolorato e commosso, Mario Draghi non ha evitato disagi e ritardi causati dal maltempo, per salire tra le Dolomiti del Trentino ed essere vicino alle vittime della tragedia della Marmolada. Una tragedia che ha scosso il premier, che non ha nascosto l'emozione e la tristezza per quanto avvenuto, ricordando anche che sarà compito del Governo «riflettere su quanto accaduto e prendere provvedimenti», perché ciò non accada di nuovo in futuro. Draghi si è presentato nella località montana trentina con ben tre ore di ritardo, per una serie di deviazioni obbligatorie nel tratto finale del viaggio.

 

Atterrato a Verona intorno alle ore 11.00, il presidente del Consiglio era atteso a Canazei verso le 12-12.30, dove sarebbe dovuto giungere in elicottero. Ma proprio in questo intervallo di tempo, sulla vallata e su tutto il Trentino il tempo è nettamente peggiorato, con un violento acquazzone che ha fermato anche le operazioni di perlustrazione e recupero dei soccorritori sulla Marmolada. Alla caserma dei vigili del fuoco, che fa da centro di coordinamento delle operazioni, e dove era stata allestita una sala stampa nel garage per i giornalisti, sono così iniziati a susseguirsi gli aggiornamenti e gli aggiustamenti dell'itinerario della 'carovanà presidenziale.

 

L'elicottero con Draghi a bordo avrebbe dovuto dapprima atterrare a Trento, e il viaggio sarebbe dovuto proseguire in auto fino a Canazei, facendo così prolungare l'attesa di circa un'ora e mezza. Dopo un pò un altro annuncio: l'elicottero sarebbe tornato a Verona, e da lì Draghi si sarebbe mosso in automobile, con ritardo fissato in tre ore. La visita di Draghi si è svolta rapidamente ma in maniera intensa, dapprima con un «punto tecnico operativo» con gli amministratori, i soccorritori, e in seguito un incontro con i parenti delle vittime, dei feriti e dei dispersi, per i quali ha espresso «sincera, affettuosa, accorata vicinanza».

 

Draghi ha sottolineato, non nascondendo la commozione, che «oggi l'Italia piange queste vittime, e tutti gli italiani si stringono con affetto. Questo è un dramma che certamente ha delle imprevedibilità, ma certamente dipende dal deterioramento dell'ambiente e dalla situazione climatica». E ha infine preso l'impegno: «Il Governo deve riflettere su quanto accaduto e prendere provvedimenti, perché quanto accaduto abbia una bassissima probabilità di succedere e anzi - ha concluso - venga evitato».

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