Rapporto Anac: «Boom di tangenti. L'ultima mazzetta? Un abbacchio»

Appalti bloccati, costi alle stelle e rischio corruzione sempre dietro l’angolo. La relazione annuale alla Camera dei Deputati sull’attività svolta dall’Anac nel 2019 offre un quadro allarmante e a tratti sconcertante. Da un lato la Banca dati nazionale dei contratti pubblici ha registrato più di 60mila procedure connesse all’emergenza sanitaria, per una spesa complessiva di oltre 3 miliardi.

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I soli dispositivi di protezione individuale (mascherine e guanti) hanno ricoperto la gran parte del budget e solo il 3% delle risorse è stato utilizzato per i tamponi. Tra le criticità evidenziate nella relazione, «l’abnorme lievitazione dei prezzi e la forte variabilità degli stessi sul territorio nazionale». Grave anche la situazione degli appalti, bloccati dall’arrivo del virus. Se nel 2019 il valore complessivo degli appalti pubblici si è attestato a 170 miliardi, in crescita del 23%, l’emergenza Covid ha cambiato completamento lo scenario. Nel primo quadrimestre 2020 gli appalti sono scesi del 24% per numero e del 33% in valore, pari a 18,6 miliardi in meno. Ma il Covid, come ogni situazione emergenziale, rischia di spalancare autostrade al fenomeno già molto diffuso della corruzione. E il quadro fatto dal presidente dell’Authority, Francesco Merloni è grave. Perché il vizietto italico che tanti danni produce all’economia e all’efficienza è polverizzato e multiforme e spesso si manifesta anche per pochi spiccioli. «Il valore della tangente è di frequente molto basso e sempre di più ha forme diverse dalla classica dazione di denaro, come l’assunzione di amici e parenti».

Ci si vende per duemila o tremila euro, a volte anche solo per 50 o 100 euro. E alcuni casi sono addirittura grotteschi: in cambio del “favore” si ottiene una riparazione all’auto, un trasporto mobili. O addirittura, come ha ricordato Merloni, «in un caso segnalato quest’anno, in cambio di un’informazione riservata è stato persino offerto un abbacchio». Il presidente ha avvertito poi sul rischio di una deregulation che allenti i vincoli sull’assegnazione degli appalti e le norme anticorruzione al fine di far ripartire l’economia. «Non è togliendo le regole che il sistema funziona meglio».

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