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Troppi under 18 sugli altri social,
Facebook cerca di attirarli con lo slang

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Troppi under 18 sugli altri social,
Facebook cerca di attirarli con lo slang

Giovedì 10 Marzo 2016, 08:45

di Alessio Caprodossi
Prima le faccine alternative al “mi piace” e ora un glossario con lo slang utilizzato dagli adolescenti. Prosegue così l’operazione ringiovanimento di Facebook che, dinanzi alla fuga degli under 18 verso Snapchat, Instagram e altri social network (3,5 milioni di ragazzi, solo negli Usa, hanno abbandonato la bacheca blu tra il 2011 e il 2013), sperimenta nuovi metodi basati sull’intelligenza artificiale.  L’ultimo brevettato è il software che analizza singole parole rilasciate tra post e commenti per catturare neologismi tipici del linguaggio giovanile. Espressioni inedite, acronimi, abbreviazioni e modi di dire sono l’obiettivo del social network, che per svecchiarsi intende aprire le porte ai termini più in voga tra i ragazzi per renderli popolari proprio grazie alla condivisione via Facebook.  Ogni parola intercettata sarà confrontata con il relativo significato e poi inserito in un dizionario in costante divenire, con gli utenti che potranno sbizzarrirsi a utilizzare e spiegarne le interpretazioni dei nuovi lemmi. Quelle meno usate saranno eliminate in automatico, mentre luogo geografico e lingua saranno elementi distintivi per supportare i più popolari.  Premesso che da Menlo Park non sono arrivate dichiarazioni per smentire o confermare la notizia rilanciata dal sito Usa Business Insider (sul fatto che il social network potrà sfruttare il nuovo sistema per agevolare la scrittura intuitiva dei post suggerendo i nuovi termini), tra le ipotesi non possono essere esclusi eventuali servizi innovativi concepiti da Zuckerberg e soci.   Di sicuro c’è che è proprio Facebook il maggiore volano per la rapida diffusione di neologismi, sinonimi, sigle e massime dialettali: da noi è recente il caso dell’aggettivo “petaloso” inventato a 8 anni dal piccolo Matteo e riconosciuto dall’Accademia della Crusca.   Chissà che a breve l’istituzione linguistica italiana non sia al fianco di Facebook per decidere le social voci degne di entrare nel prossimo vocabolario della lingua italiana.

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