ROMA - «Marco era già morto». Gli occhi e lo sguardo di Paolo Simoncelli raccontano tutto. Un pezzo d’anima, il più grande, gli è stato portato via. In una dannata domenica d’ottobre, in Malesia, a Sepang.
E ieri, sulla rete, ha iniziato a circolare un video dove i soccorritori non avrebbero agito al meglio: uno di questi è scivolato, trasportando la barella, ma il padre lo giustifica. «Ero lì vicino, a dieci metri. Quando si sono rialzati ho preso la mano a Marco, ho provato a salutarlo. Ma se n’era già andato, era già morto. Non c’era niente da fare, quella è gente che cerca di fare il proprio meglio». Come il Sic, che è rimasto aggrappato a quella moto, anche negli ultimi istanti di vita, inseguendo un sogno. «Era un guerriero», ha commentato il padre. Oggi a Coriano (Rimini) verrà allestita la camera ardente, apertura dalle 9 alle 22 al pubblico, e domani si terranno i funerali alle ore 15 nella chiesa di Santa Maria. La salma di Marco Simoncelli è arrivata ieri, a casa, atterrando nelle prime ore della mattina a Fiumicino dove è stata accolta anche dal presidente del Coni Gianni Petrucci. E su quel volo, con la fidanzata Kate e col padre del ragazzo, c’era anche il rivale ed amico fraterno Valentino Rossi. «Non lo scorderò mai - ha detto il Dottore - perché ho migliaia di istanti e di attimi che abbiamo vissuto insieme e che porterò sempre con me». Rossi ha poi ribadito di non aver mai pensato al ritiro, aggiungendo che «probabilmente è stata una dichiarazione fatta soltanto per vendere i giornali».
Giovedì i funerali si terranno in forma privata: in chiesa potranno entrare solo familiari, amici stretti, i rappresentanti del team Gresini e i piloti che anche ieri hanno popolato il piccolo paese di Coriano. Che di persone può accoglierne al massimo diecimila e per questo l’Amministrazione cittadina ha lanciato un appello agli oltre 50 mila che vorrebbero dare da vicino l’estremo saluto al Sic, per possibili problemi di ordine pubblico visto che la funzione sarà trasmessa anche in diretta tv. La famiglia avrebbe voluto una canzone cantata da Vasco per l’estremo saluto, ma la curia avrebbe detto no. E il brano sarà suonato sul sagrato. La bara, portata a spalla anche da Valentino Rossi, sarà posta, durante la messa, tra due motociclette.
Sarà così l’addio a Marco Simoncelli, il guerriero, come l’ha dolcemente soprannominato suo padre. E dentro a quello sguardo straziato c’è il dolore di un Paese che mai dimenticherà i suoi riccioli al vento. (ass)

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