ALFREDO MARTINI: "LE STAGIONI
SONO DIVERSE DAL PASSATO"
ROMA - Alfredo Martini dice alla Gazzetta dello Sport che le stagioni dei corridori non sono più quelle di una volta.
Martini, quando correva lei?
"Si smetteva il giorno dopo il Giro di Lombardia. E si faceva quello che si sentiva dentro. Io andavo a caccia, due o tre volte la settimana. L’importante era muoversi e soprattutto ricercare in se stessi quell’entusiasmo indispensabile per affrontare la nuova stagione del ciclismo".
Nient’altro?
"Molto altro. A cominciare dalla ricerca e dalla prova dei nuovi materiali. Le scarpe: io andavo da Colombini, che non era un calzolaio, ma un artista, però bisognava conoscerlo e farsi conoscere, recarsi da lui, saper ascoltare e aspettare. La bici: con la Wilier Triestina si andava a Bassano del Grappa, con la Lygie e l’Atala a Padova, nel carcere, dove in base a una convenzione fra Cesare Rizzato e lo Stato italiano era stato organizzato il reparto-corse. Vedevi dei ragazzi con i telai in spalla, e magari dovevano fare 20-25 anni dentro per un delitto".















