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Gianni Boncompagni, prima della tv la rivoluzione radiofonica del genio

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Gianni Boncompagni, prima della tv la rivoluzione radiofonica del genio

Martedì 18 Aprile 2017, 08:48

di Alvaro Moretti
Certo, rivoluzionario della tv - com’è stato precipitosamente definito - Giandomenico Boncompagni, detto Gianni. Eppure, secondo noi, ancor di più e con maggiori risultati, Bonco è il trasformatore (con Arbore) del più antico e inaffondabile mezzo di comunicazione, la radio.  La rivoluzione della comunicazione pop in Italia è avvenuta, dal 1965, prima col sottotraccia della musica di Bandiera Gialla: con Renzo (in radio dovevano essere insieme) ecco che la Rai di Bernabei (che metteva le calze coprenti alle cosce delle Kessler) scopre il beat, manda in onda le pulsioni di Patty Pravo e il nuovo intimismo cantautorale e rock di Battisti. Un programma che cambia tutto, introduce - così come farà dal 1970 nell’ambito della comicità, Alto Gradimento - l’irregolare come regola. Che, approfittando dell’ignoranza italica delle lingue anglofone fa battere il piede in auto col blues sconcio di Got My Mojo Working. Musica ribelle che ribelle non sembrava.  Il nonsense surreale di due geni come Bracardi e Marenco, coi loro Catenacci e Vinella, lo studente Verzo, Zambuto e Patroclo ha aperto praterie subliminali a Benigni, Verdone, tutta la band di Quelli della Notte, e - oggi - agli affollatissimi Zoo in Fm e ai tantissimi format che le radio private (nascevano allora, per imitazione di R&G) ora mandano in onda 24 su 24.  L’improvvisazione “on air” diventa canone (Fiorello ne farà codice in tv, radio, web). Certo l’auricolare di Ambra o i fagioli di Raffaella Carrà, a lungo compagna di Bonco, colpiscono e fanno eredità (il programma preferito dell’attuale tv, per Gianni), eppure il segno sottocutaneo, entrando dalle orecchie degli italiani sulle onde medie, è più profondo e duraturo. Un peccato che un innovatore così non abbia potuto cimentarsi (con Arbore) col web. Avremmo un canovaccio buono per una ventina d’anni, almeno.

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