Tutto è iniziato lo scorso 14 giugno. Attori, registi, sceneggiatori, macchinisti, maestranze di ogni tipo hanno occupato il teatro Valle. Tra i più importanti teatri di Roma, lo storico palco che sorge nel centro storico della capitale, a due passi dalla basilica di Sant'Andrea della Valle, rischiava di diventare un bistrot di una catena di salumai lucani. Sotto lo striscione «Com’è triste la prudenza», da tre mesi i ragazzi del Valle stanno provando ad immaginare un futuro non solo per il loro teatro che ancora corre il pericolo di chiudere i battenti, ma per tutto il teatro italiano. Che al Valle ha dimostrato di essere vivo, di saper attirare pubblico. Lo spazio non ha chiuso le porte neanche per un giorno: nessuna stagione canonica, ma una programmazione-flusso fatta ogni sera di pezzi da 15-20 minuti, letture, improvvisazioni, concerti, interventi via web firmati dai grandi nomi del teatro e del cinema italiano: oltre ad Elio Germano e Fabrizio Gifuni, fisicamente impegnati anche nell'occupazione, tre generazioni di artisti (da Roberto Benigni e Gigi Proietti a Silvio Orlando a Nanni Moretti fino ai giovani, da Claudio Santamaria a Elio Germano, da Donatella Finocchiaro ad Alba Rohrwacher, Pietro Sermonti, Vinicio Marchioni, Ennio Fantastichini, Isabella Ragonese) hanno calcato gratuitamente il palco o hanno dato il proprio contributo per tenere il teatro in vita e testimoniare la loro vicinanza all'iniziativa. E poi corsi di scrittura, di recitazione, di improvvisazione e visite guidate. Decine di inziative con un obiettivo: tornare a far sì che il teatro torni un luogo di incontro. E non solo. “Ormai il Teatro valle Occupato è diventato un luogo fortemente simbolico a livello nazionale – spiega Benedetta Cappon, portavoce degli occupanti – vogliamo che diventi il simbolo del risveglio di questo Paese, l'esempio di come la società civile sia in grado di scendere in piazza e lottare per i propri diritti”.
TRE MESI DI OCCUPAZIONE Ora, a tre mesi dall'inizio dell'occupazione, siamo tornati al Valle per fare il punto. Giorgia Salari, attrice, protagonista nel 2010 di Notizie dagli scavi (pellicola firmata da Emidio Greco con Giuseppe Battiston e Ambra Angiolini), racconta: “Abbiamo occupato il teatro Valle per ridarlo ai cittadini, perché il teatro è vivo fin quando rimane un luogo di incontro, magari anche di scontro, ma in cui attori e pubblico possono incontrarsi e confrontarsi sui temi più disparati, dall'arte alla politica. Crediamo di essere riusciti nel nostro intento: abbiamo restituito il teatro ai romani”.
L'assessore alla cultura di Roma Capitale, Dino Gasperini, non pare d'accordo. E va ripetendo da giorni: “«Avevamo una programmazione da far partire e quest'occupazione sta creando danni ad un teatro che la città reclama. Il Comune ha da tempo affidato il Valle ad una struttura pubblica cui ha dato un milione e 300 mila euro. Speriamo finisca subito anche perché non ha più senso. Mi auguro di partire con la nuova stagione, in un teatro pubblico che è gestito in modo pubblico. Perché sennò sarebbe la prima volta in cui si manifesta contro se stessi».
“Gasperini ha ragione quando dice che il comune ha stanziato dei fondi per il valle – replica Giorgia – c'è un particolare: questi soldi sono stati trovati dopo il 18° giorno di occupazione. Ora è cambiato il fuoco della nostra iniziativa: non si tratta più soltanto di una questione economica, ma si tratta di capire come le strutture pubbliche di questo Paese debbano essere amministrate”.
IL TEATRO MUORE I dati sono avvilenti. Per lo spettacolo l’Italia investe lo 0,02% del Pil. Nel 1985, anno in cui nacque, lo stanziamento per il Fondo unico per lo spettacolo fu di 357 milioni, equivalenti a 825 milioni di oggi. Nel 2011, in osservanza al principio enunciato dal ministro Tremonti secondo cui «la cultura non si mangia», in prima battuta i milioni erano appena 258, poi sono stati portati a 428 dopo gli scioperi e la serrata di cinema e teatri. L’incidenza sul Pil è venuta diminuendo: dallo 0,08% dell’85, si è arrivati allo 0,02 degli ultimi tre anni (dati Osservatorio dello Spettacolo). E la convinzione che la cultura non si mangi si è fatta sempre più forte. ll Mibac nel 2004 assorbiva lo 0,34% del bilancio dello Stato, nel 2011 la spesa è crollata allo 0,16%. In Francia è dello 0,90%, in Gran Bretagna dell’1,20%. Nessuna sorpresa, dunque, se ogni anno si arricchisce di nuove voci la triste lista dei teatri chiusi, 428 nel 2007 (dati Arcus). Nel 2002 erano 361.
IL VALLE ALLA MOSTRA DEL CINEMA Il 2 settembre attori e attrici precari del Teatro Valle di Roma sono sbarcati al Lido di Venezia, dove hanno occupato il Teatro Marinoni, piccolo gioiello liberty nell'area dell'ex Ospedale del Mare, dismesso per essere venduto e per finanziare il nuovo Palazzo del Cinema. Gli occupanti hanno protestato contro la “ speculazione immobiliare in atto in tutta l'isola del Lido – hanno spiegato i manifestanti - che ha avuto come pretesto la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema per il quale sono stati spesi finora oltre tre milioni di euro". "Dopo l'occupazione del Valle a Roma – proseguono - vogliano creare un'epidemia di lotta: la nostra rivendicazione parte dal basso sorretta dall'idea di bene comune, una politica di riappropriazione delle risorse fondata sulla forte delegittimazione della classe politica".

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commento inviato il 19-09-2011 alle 17:24 da avv. michele scarnera |
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