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'Qualcuno volò sul nido del cuculo', la versione adattata con Gassmann all'Eliseo fa riflettere

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'Qualcuno volò sul nido del cuculo', la versione adattata con Gassmann all'Eliseo fa riflettere

Martedì 10 Gennaio 2017, 09:21

di Stefania Cigarini
T alento più che poliedrico, Alessandro Gassmann è quasi - e piacevolmente - onnipresente, in questo momento, nello spettacolo italiano. Ieri ha debuttato in noir, su RaiUno, con I bastardi di Pizzofalcone, serie tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni.  È ancora nelle sale con il film-commedia Non c’è più religione, di Luca Miniero; mentre a fine febbraio lo sarà con Beata ignoranza, nuova pellicola diretta da Massimiliano Bruno, con Marco Giallini. Saranno due insegnanti che si sfidano su un tema cado, la dipendenza dai social network, sui quali, Gassmann - di suo - è piuttosto caustico, infischiandosene, quando serve, dei like. In persona, dietro le quinte, è all’Eliseo, mettendo in scena Qualcuno volò sul nido del cuculo, di Dale Wasserman, dal romanzo di Ken Kesey, a sua volta film-cult del 1975 con Jack Nicholson.  Un delinquente ribelle si finge matto per non finire in galera, ma finisce invece in un manicomio-lager californiano. Cercherà di insegnare la dignità ai pazienti (e agli operatori), ma finirà per bruciarsi le ali. «La malattia, la diversità, la coercizione, la privazione della libertà sono temi che da sempre mi coinvolgono e che amo portare in scena con i miei spettacoli» spiega Gassmann. Con Maurizio De Giovanni, oltre che il set RaiUno, ha condiviso l’adattamento del testo, ambientando però la vicenda in una clinica psichiatrica italiana nel 1982.  «Un testo che è una lezione d’impegno civile, uno spietato atto di accusa contro i metodi di costrizione e imposizione adottati all’interno dei manicomi ma anche, e soprattutto, una straordinaria metafora sul rapporto tra individuo e Potere costituito, sui meccanismi repressivi della società, sul condizionamento dell’uomo da parte di altri uomini. Un grido di denuncia che scuote le coscienze e fa riflettere».

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