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“Il pianoforte mi ha salvato la vita", Vincenzo Danise, lo 'scugnizzo del jazz', e il suo nuovo disco 'Saravà' -Foto

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“Il pianoforte mi ha salvato la vita", Vincenzo Danise, lo 'scugnizzo del jazz', e il suo nuovo disco 'Saravà' -Foto
Vincenzo Danise

Giovedì 16 Febbraio 2017, 19:17

Aveva due possibilità: entrare nel “sistema” (il nome con cui è chiamata la camorra a Napoli) o salvarsi. Un breve passaggio in carcere a 13 anni gli ha fatto capire che quella non poteva essere la sua strada. Troppe botte, troppa vergogna e soprattutto niente musica. Un incubo.   
 
 Il pianoforte mi ha salvato la vita e non è un modo di dire”, racconta a “LeggoVincenzo Danise, che il prossimo 21 febbraio partirà per una tournée in Brasile dove presenterà il suo nuovo disco “Saravà”, nato proprio dopo un viaggio in Amazzonia. “Il pianoforte è stata la mia zattera in mezzo al mare, forse per questo sono così legato al mio ultimo brano “Partenopee tra le onde”. Sento di essere uscito anche io da una tempesta”.   Danise è nato nella zona delle Case Nuove, un rione vicino alla stazione Centrale di Napoli che è sempre stato territorio di clan sanguinari. Inizia a studiare musica a 6 anni, ha l’orecchio assoluto e già da bambino riesce a capire che note sta suonando il padre. Un talento che per strada non serve a niente, tantomeno a evitare le brutte compagnie del quartiere. A 13 anni finisce in carcere per pochi giorni e appena esce inizia a lavorare come cameriere in un circolo nautico. Una sera gli chiedono di suonare il piano per gli ospiti e tra loro c’è anche Roberto De Simone, il grande compositore e fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Capisce che Danise ha talento e lo affida a una maestra che segnerà per sempre la sua vita. Da quel momento non lascia più la musica, si diploma al Conservatorio di Napoli e intanto suona in giro per il mondo con alcuni dei jazzisti più importanti.  Ma da bravo scugnizzo non dimentica la strada, così crea i progetti “Danise on the road” e #OccupyPiano: col primo porta il pianoforte nelle piazze di Napoli e suona il jazz tra la gente comune, col secondo presenta un atto di resistenza musicale occupando/suonando tutti i pianoforti liberi che trova in giro. È un successo enorme. Diventa lo “scugnizzo del jazz” e un tasto alla volta arriva “Saravà”, l’ultimo lavoro che prende il nome da un potente mantra brasiliano che vuol dire “forza che muove la natura”. Come la musica che gli ha salvato la vita. 

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